Torcello, in fondo alla laguna


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Torcello è un posto magico che sta in fondo alla laguna.

Ci sono arrivato in un giorno di dicembre navigando tra le nuvole basse e la foschia che avvolge Venezia quando è inverno e così, se fosse possibile, la isola dal mondo.

Appena sbarchi dall’ultima ‘barca gialla’ che da Burano ti porta a Torcello hai l’impressione di aver messo piede in un altro tempo. Poche case si affacciano tra i canali, si sentono appena la voci di quei pochi che restano nei pressi dell’unico bar aperto e di quegli altri che montano le bancarelle che sanno ancora d’estate. Ma qui ormai fa buio presto alle quattro e mezza si comincia già a mettere tutto via per tornare, per abbandonare l’isoletta di Torcello.

Mi raccontano che i residenti sono meno di una decina e dalle battute della barista devono anche essere piuttosto anziani, gli altri che, per sbaglio o per mestiere, capitano qui vengono dalle isole vicine o da Venezia. Ma basta superare la curva del canale, il ponticello, per vedere profilarsi il grande campanile della Basilica dell’Assunta, un gioiello dell’arte romanica e medievale, una figurina da manuale che sembra spuntare maestosa in mezzo ai campi, ai gatti, alla foschia dei canali. Ed in quel momento cominci ad avere l’impressione che Torcello abbia un suo tempo, una sua storia che, come mi spiega il custode del Museo si ferma intorno al 1500 quando l’isoletta viene un po’  alla volta abbandonata, forse anche dimenticata, rimangono poche case, pochi abitanti, attratti dalla vitalità delle isole di Burano, Murano e soprattutto di Venezia.

 

Storia antica quella di Venezia e di Torcello, anzi di Altino e Rivoalto le due località che si avvicendarono nell’antichità contendendosi, si fa per dire, il primato sulla Laguna. Altino era la fondazione più antica di Torcello, qui fu realizzata una vera e propria città romana, le antiche vie consolari, la via Annia e la via Claudia Augusta da qui passavano favorite da attraversamenti pedonali e canali navigabili della Laguna. Qui vi era un Teatro, un foro, una Basilica, le Terme così come è ben documentato dalle indagini in termografia e dalle ricostruzioni riprodotte all’interno del piccolo, ma ben organizzato Museo Archeologico. Un insediamento che dura sino all’età paleocristiana, poi già a partire dal Medioevo la centralità del isola si sviluppa nell’area dove ancora oggi sorge la Basilica dell’Assunta e la chiesa di S. Fosca e pian piano Altino di ‘inabissa’ sotto le acque della laguna, ma soprattutto sotto i campi coltivati. Torcello rimane un posto che comunque riveste una grandissima importanza ancora nel XII e XIII secolo, a testimoniarlo sono i mosaici della Basilica, stupendi, di grande raffinatezza, nonostante i pesanti interventi di restauro avvenuti nell’800. Si respira un’aria culturale immensa che va dalle esperienze dalmate a quelle bizantine, adriatiche, occidentali ed orientali. Il ‘Giudizio Universale’ che campeggia sulla controfacciata della Basilica vale da solo la visita a Torcello, anche se qui non si potrebbe fotografare, un ordine perentorio che ‘ce lo dicono dai piani alti del Ministero’ mi dicono i custodi,  più preoccupati dall’orario che dalla mia macchina fotografica per la verità. Perchè a Torcello la vita sembra avere una scadenza, quando è inverno, che coincide con il calar del sole, si fa per dire. Nessuno di quelli che incontro vive qui, vanno tutti via come ad un certo punto è accaduto che da Altino/Torcello molti si siano spostati a Rivoalto/Venezia, lasciando un’isola incantata, dimora di pochi, pochissimi, con i gatti a sorvegliare le statue antiche sistemate davanti alla Basilica ed al Museo. Andando via prima di imbarcarmi si legge un cartello corroso dalla salsedine che dice di lavori di manutenzione e salvaguardia dell’ecosistema naturale della Laguna. Lavori che, tuttavia, non impediscono al visitatore di accedere all’area monumentale della Basilica e degli allestimenti museali. E così mi viene in mente di come in realtà a Torcello esista una vita che risuona nei versi dei gabbiani, nei rumori della vegetazione, nel calmo movimento dell’acqua nei canali. Una vita delicata, delicatissima, così come lo sono le tessere di quei mosaici, un ‘monumento’ dell’arte medievale che sono andato a cercare perchè spesso mi capita di voler entrare nelle figurine dei manuali ed andare a trovare quelle fotografie e altrettanto spesso mi capita di percepire delle storie che difficilmente un manuale di storia dell’arte riuscirebbe a tradurre.

Così è accaduto a Torcello nel cuore di una Laguna che a maggior ragione va protetta, tutelata, amata.

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