I Beni Culturali ai tempi del web


Il Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004 n.42 varava il Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge del 6 luglio 2002 n. 137. In questo Decreto si sottolineava come “il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici” ed inoltre si indicava l’attuazione di una Pianificazione Paesaggistica per la quale “le regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato. A tal fine sottopongono a specifica normativa d’uso del territorio, approvando piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, concernenti l’intero territorio regionale, entrambi di seguito denominati ‘piani paesaggistici’”.

Questa la legge alla quale si deve far riferimento ogni qual volta si affronta il tema dei paesaggi e del patrimonio culturale. E’ bene ricordarlo ed a questo si provvede attraverso una serie di articoli e copie presenti nelle biblioteche specializzate, ma anche on-line, come per esempio sul sito www.pugliaindifesa.org dove nella sezione dedicata alla legislazione dei beni culturali esistono le leggi ed i decreti, scaricabili, relativi.

E’ interessante considerare come proprio l’anno di quel decreto di legge coincidesse con una massiccia diffusione del web nelle strutture pubbliche, negli uffici e nelle abitazioni private. Non sto qui a precisare di quanto il web ci abbia cambiato la vita, per tante cose in meglio. Tuttavia quando due anni fa, ormai, decisi di realizzare un sito che si occupasse delle salvaguardia e della tutela dei Beni Culturali Pugliesi, mi trovai a cercare on line una serie di iniziative già dedicate a questo settore. Da piattaforme ed atlanti on line come l’Osservatorio sul Paesaggio della Regione Puglia, ai siti come Storia Medievale.net, nonché a tantissime altre iniziative che sembravano rincorrersi su questi temi, spesso in modo approssimativo, cercando di scopiazzarsi le une con le altre, addirittura tanto spesso fornendo notizie contraddittorie o inesatte.

Tutto questo sembrava fare il verso, alterato, a quello che di lì a poco Salvatore Settis avrebbe sostenuto, e in ‘Paesaggio, Costituzione e Cemento’ e subito dopo in ‘Azione Popolare’, ossia che un contributo irrinunciabile alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico non poteva che venire dalla sensibilità degli stessi cittadini, riuniti in libere associazioni , gruppi spontanei, forme civiche, in grado di monitorare con grande solerzia e puntualità la propria piccola porzione di territorio nella quale vivevano.

Per la verità lo stesso Salvatore Settis qualche anno prima (2002) in ‘Italia S.p.A.’ aveva puntualizzato come l’era digitale poteva rivelarsi come un efficacissimo strumento di indagine del Patrimonio culturale, ma anche come un’ Illusione che apparentemente facilitava il compito della tutela e della ricerca, ma che rischiava anche di essere utilizzata in modo non appropriato.

L’era digitale di cui parlava Settis presentava dunque due facce: quella buona in grado di dare un indiscutibile contributo alla ricerca ed alla tutela; quella meno buona in grado di fornire informazioni in modo non appropriato.

Il nodo che oggi sussiste è ancora questo, considerando inoltre un ulteriore fattore determinato dall’esplosione dei Social Network.

Ognuno di noi e di tutti voi qui presenti, quotidianamente fruisce del web e moltissimi filtrano notizie ed informazioni attraverso i Social Network. Addirittura accade che l’informazione immediata passi attraverso questi canali, per poi essere modulata e rifinita attraverso le opportunità fornite dal web più in generale ed a volte il processo finisce qui, senza approfondire attraverso una ricerca bibliografica e documentaria le notizie apprese.

Questo processo, che ribadisco, spesso si ferma al primo ed al secondo passaggio e molto, ma molto meno spesso percorre il terzo step, rischia di diventare inappropriato, sarebbe meglio dire inesatto.

E’ un problema di vasta portata che non investe soltanto i beni culturali ed il paesaggio ma la nostra intera società.

Certo che è curioso  notare come il progresso del web sia coinciso con quel Decreto Legge del 2004; prima a parlare di tutela dei Beni Culturali erano davvero in pochi, spesso specialisti, molto spesso le scuole e gli istituti pedagogici se ne occupavano poco e male.

Oggi la situazione è diversa: è percentualmente assai cresciuto il numero di coloro che si occupano di paesaggio e di beni culturali, nelle scuole esistono progetti curriculari ed extracurriculari che pongono in evidenza il problema della difesa del paesaggio da vari punti di vista e lo stesso avviene per i beni culturali.

Tutto bene? No. A fronte di tale diffusa coscienza civica, amatoriale, scientifica, a volte, i beni culturali ed il paesaggio rimangono assai spesso vittime di incuria, cattiva tutela, o veri e propri attacchi.

In più accade che comitati civili, associazioni, gruppi spontanei siano continuamente impegnati a produrre denunce, sottoscrizioni, segnalazioni…e la sensazione è che la maggior parte di queste rimanga inascoltata. Ma esiste l’altra faccia della medaglia: molto spesso queste iniziative risultano redatte in modo inappropriato o addirittura ricche di inesattezze.

Sarebbe quasi ovvio in questa sede segnalare quante inesattezze compaiono quotidianamente sui post dei Social Network, e quanto altrettanto inesati commenti seguano a questi post. Tutto fatto in perfetta buona fede, salvo poi ritrovarsi in occasioni di incontro ricchi di idee sostanzialmente inattuabili e sottoscrizioni assai spesso poco approfondite.

Di episodi ne conosco personalmente parecchi e se lo desiderate in altra occasione ed in altro luogo avrò piacere di parlarne.

In questa sede vorrei sottolineare un solo concetto generale e assolutamente importante:

e’ vero che il patrimonio culturale ed i beni culturali sono un bene comune a tutti i cittadini, ma proprio per questo motivo non sono di proprietà (e nella proprietà è compresa anche la proprietà conoscitiva) di alcuno. Non funziona che se qualsiasi cittadino fotografa, denuncia, va a monitorare una fetta di territorio, questa di conseguenza gli appartenga, o peggio ancora abbia la sensazione di esserne il maggior conoscitore. Esistono anche gli altri e , soprattutto esistono quelli che hanno approfondito gli studi tempi addietro, oppure esistono enti e uffici che si occupano professionalmente di questo (certo alcuni lo fanno bene altri non altrettanto).

Ma ciò che è importante è comprendere che ogni attività di salvaguardia e monitoraggio vada ‘condivisa’ con tutti (e fin qui ci siamo anche abbondantemente), ma soprattutto vada riconosciuta la professionalità di chi per incarico politico, funzione istituzionale, esperienza professionale, se ne occupa. Nessuno può sostituirsi a tali figure, anche se tante volte sarebbe il caso di farlo, e soprattutto nessuno può farlo virtualmente dalle piattaforme del web.

A mio parere posizioni così estreme non gioverebbero al patrimonio culturale, ma rischierebbero di usarlo in modo inappropriato ponendo le basi a quella grande Illusione digitale di cui parlava Settis anni fa e che oggi sembra essere diventata una realtà.

Mi rendo conto che tante cose dette in questo modo avrebbero bisogno di ulteriori approfondimenti che in questa sede non posso fare, ma il monito a condividere una coscienza del web basata sulla conoscenza innanzitutto e poi anche sull’umiltà nell’affrontare tali questioni mi sembra necessario per non rischiare di costruire basi di terracotta e ritenerle solidissime fondamenta……

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