Note didattiche su un Castello: Castel del Monte


 

 

 

Non capita spesso di poter parlare di Castel del Monte a Castel del Monte.

07Succede agli operatori turistici, le guide, che accompagnano i turisti e che rimangono gli unici ad essere costantemente costretti a coniugare le informazioni, le notizie storiche alle evidenze di questo monumentale testimone del passato.

Stessa esigenza è quella espressa nei pannelli degli allestimenti museali che introducono alla visita del castello.

 

La musealizzazione e la fruizione, didattica e turistica di questo luogo costituiscono altresì il culmine di un lungo percorso, non senza ostacoli, a cui si è giunti nell’arco di più di un secolo, da quando il ‘maniero’ venne acquistato dallo stato italiano versando ai vecchi proprietari, i Carafa, £. 25.000 a riscontro non del reale valore dell’edificio (quasi un rudere all’epoca), ma in virtù del suo passato e della sua storia.

 

La didattica di Castel del Monte potrebbe apparire un titolo assai scontato per un intervento; in effetti di didattica, o meglio di didattiche, relative a questo edificio ne esistono molteplici e spesso si distinguono per privilegiare differenti punti di vista. Ci sono i numerosi contributi degli storici medievali (da quelli di Musca sino ai più recenti di Raffaele Licinio, di Francesco Violante), degli storici dell’arte (da Haseloff, a Bertaux, a Willemsen sino a M.S. Calò Mariani), esistono i contributi di coloro che sono intervenuti per il restauro del Castello (da Ceschi sino ai più recenti interventi di G.B. De Tommasi), finanche a chi ne ha studiato i materiali litoidi come F. Zezza e alcune iscrizioni presenti (il compianto F. Magistrale e Pasquale Cordasco). Poi ci sono pubblicazioni a carattere maggiormente divulgativo, le guide redatte da S. Mola e pubblicate da Adda, o ancora la guida didattica di Carmela Liuzzi sempre pubblicata da Adda, sino alla pletora di studi locali e di pubblicazioni on-line che fanno di questo castello un simbolo quasi un ‘feticcio del medioevo’. E non mancano le stra-ordinarie interpretazioni, da quelle astronomiche di Tavolaro, alle più recenti interpretazioni storiche-architettoniche che fanno di questo castello un Hamman federiciano.10

 

Bene avrò di certo dimenticato molte altre citazioni, indagini, discussioni, che animano l’attuale vita del castello ed alle quali si possono associare altrettante linee didattiche, più o meno fantasiose, più o meno immaginarie, più o meno suggestive.

 

La maggior parte di queste hanno come obiettivo quello di poter coniugare le (poche) notizie documentarie ad alcuni quesiti :

  • il ruolo di Federico II nella costruzione e nella committenza del castello;
  • la funzione di questo edificio;
  • la funzionalità e la destinazione dei suoi ambienti;
  • il ‘messaggio’ storico e politico che esso conserva e che dovrebbe trasmettere.

 

Sono obiettivi che molto spesso si frantumano dinanzi alla quasi consueta affermazione dei visitatori, piccoli o grandi che siano, che recita “sì, ma nel Castello non c’è nulla”.

Infatti non ci sono ponti levatoi, non ci sono saloni di ricevimento, non ci sono stanze ‘nobili’, non ci sono ritratti di Federico II, non ci sono testimonianze apparenti di quell’impero, non ci sono stalle, cucine, dormitori, sale d’armi…insomma nulla che possa appartenere all’idea di un castello medievale, all’immaginario dei cavalieri impegnati a difendere un territorio da attacchi di masnade di saraceni, pirati della terra. I pochi camini,sono presenti neanche in tutte le stanze, le stesse stanze senza nome, così come le torri identificate soltanto da numeri 1,2,3 ecc come accade per le curve dei circuiti di Formula 1 più recenti, quelli che non hanno storia.

 

Se mettessimo in relazione le aspettative che un castello come questo suscita con quello che lo spettatore va a visitare credo che lo spread in questo caso sarebbe più che preoccupante.

 

Allora c’è qualcosa che non funziona nel castello? C’è qualcosa che ancora non si conosce? Oppure qualcosa non ha funzionato nelle operazioni di restyling, marketing a cui Castel del Monte è stato sottoposto? Si tratta forse di un ‘campione’ che ha tradito e tradisce continuamente le attese di chi lo visita, a dispetto delle tante pubblicazioni, delle tante metafore che suggerisce? E come lo si può presentare allora? Occorre cercare ( o inventarsi) connubi misterici, astronomici, astrologici, eventi legati al Gral o all’Hamman? Insomma cos’è che ha funzionato poco o non ha funzionato per niente?

 

Se pensate che io darò una risposta a tutto questo sbagliate, cercherò invece di attirare l’attenzione su una possibile didattica del castello che parta dal castello stesso, dalle sue pietre e non dalla sua forma. Ecco perchè per me è importante parlare di Castel del Monte a Castel del Monte, senza essere costretto a far la guida del Castello.

 

11Ho parlato di pietre e non di forma, perchè le forme inducono alle interpretazioni, mentre le pietre quelle no sono ciò che vediamo. Allora dobbiamo anche essere consapevoli che la maggior parte delle pietre oggi presenti e che passando ognuno di noi può toccare non sono originali, non sono medievali. Lunghi lavori di integrazione e di restauro dai primi decenni del ‘900 sino ad una trentina di anni fa hanno sostituito, integrato, coperto le antiche facies litoidi del castello che apparivano scorciate, rosicate dalle inclementi condizioni metereologiche che ‘assediano’ questo maniero da sempre, sbalzi di temperatura e soprattutto vento, pioggia. E tali segni erano presenti su tutta la superficie di Castel del Monte, all’esterno, nel cortile interno, addirittura nelle sale interne quando le finestre non erano in grado di reggere alle sollecitazioni delle correnti e del vento, e quanto c’è voluto per adeguare gli stipiti e chiudere tali prese d’aria fatali! Dunque integrazioni di pietre sui prospetti esterni, sulle torri, ricostruzioni quasi integrali dei basamenti delle torri stesse, integrazione delle murature dei prospetti del cortile interno, finestre e feritoie, nonché piani di calpestio e riempimenti delle volte. Insomma tante pietre. Prese da dove? Da quel che ne sappiamo inizialmente da alcune cave, ritenute antiche o medievali poste ai piedi del castello, in seguito da cave in grado di fornire materiale litologico omogeneo a quello più antico ubicate a qualche decina di chilometri dal sito. E poi dagli anni ’70 in poi ‘cure’ mediche a base di ‘resine epossidiche, malte (cementizie?) con lo sforzo e la paura di non far scurire la pietra per non contraddire le idee di eleganza e sobrietà cantate dagli storici dell’arte.

E poi i numeri che non tornavano. Non sempre gli spessori delle murature risultavano omogenei, le stesse angolazioni di conci ed aperture ponevano parecchi problemi (le aperture soprattutto per i soliti stipiti), insomma tra chi ne parlava e chi più o meno misurava si insinuavano piccole, ma sempre maggiori contraddizioni.

Ed era prevedibile che fosse così. Anche uno storico come G. Musca lo aveva intuito che ‘l’arte del costruire’ medievale fosse perlopiù una scienza empirica e se mai ci fossero stati progetti o addirittura modelli non dovevano essere dissimili da quelli annotati nei taccuini di Villard de Honnecourt.

 

E poi l’acqua, qui mi voglio soffermare. Ci sono due punti di vista: c’è chi sostiene che il Castello fosse concepito proprio per raccogliere ed utilizzare l’acqua, grazie alle cisterne sui terrazzi delle torri ed a quella ubicata oltre il portale dall’accesso, all’esterno. Questa raccolta avrebbe favorito le innovative soluzioni dei servizi igienici (le latrine) ubicate in alcune delle torri, addirittura l’acqua sarebbe stata utilissima per trasformare questo edificio in un enorme centro termale.

C’è chi poi è salito sulle torri cercando di capire come mai tutte le murature delle coperture interne delle torri e delle sale dell’ordine superiore fossero così mal ridotte dai fenomeni di percolamento di acque meteoriche. E così si è scoperto come le canalette di scolo e di raccolta ampie meno di 10 cm, fossero del tutto inadeguate a sopportare le precipitazioni medie di quell’area e che quindi per Castel del Monte la presenza e la raccolta dell’acqua non fosse un’esigenza legata alle sue funzioni ed alle soluzioni igieniche, quanto forse un problema di difficile soluzione.

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Non vorrei rubare troppo tempo per parlare delle soluzioni architettoniche legate alle coperture delle sale trapezoidali, agli eventuali percorsi e comunicazioni delle stanze, alle soluzioni delle aperture strombate….tutte cose affrontate in modo tecnico nei tanti contributi su Castel del Monte.

 

Ma su una cosa vorrei ancora esprimere il mio chiamatelo forse eccentrico contributo di didattica: il rapporto che il Castello ha avuto con il proprio territorio.

Non era un’area di guerra, non era al centro di boschi. Ancora una volta Musca aveva visto giusto quando parlava di una vegetazione bassa e mediterranea, fatta di ulivi a basso fusto, vitigni e arbusti, adatti proprio all’allevamento ed all’osservazione delle specie di uccelli (e noi sappiamo questa essere una passione di Federico II). Aveva ragione anche il più moderno documento “Compasso de Navigare” quando indicava Castel del Monte come riferimento anche per le rotte marine nel tratto tra Trani, Barletta e Manfredonia. Insomma un paesaggio caratterizzato da una vegetazione bassa, fatta di ulivi e non di pini.

 

Ma a inizi ‘900 veniva annotata da Ceschi una osservazione importante. Se anche la vegetazione era bassa, anche il castello ‘si era abbassato’. Terreno di risulta aveva coperto lo stesso castello sin quasi al livello dei basamenti esterni delle torri.16

Un terreno di risulta che ha restituito nei, pochi e mal condotti, scavi archeologici, alcune importanti testimonianze, come quelle raccolte da Molajoli, o come altre osservate e, credo, annotate e fotografate da Haseloff (bisognerebbe indagare meglio il fondo Haseloff custodito a Kiehl), che potrebbero addirittura dare una convincente risposta a quanti chiedono di toccare e vedere le testimonianze imperiali e federiciane presenti al Castello.

Ma soprattutto, e questo è un po’ un mio chiodo fisso, potrebbero far luce su quella fondazione di Sancta Maria de Monte che già dal Medioevo diede il toponimo al Castrum e della quale documenti storici raccolti da Houben forniscono pochi dati e altrettanto minime sono le testimonianze critiche se non quelle realizzate da Petrarolo uno storico locale.

 

Ma il paesaggio dai bassi profili vegetali, forse caro all’imperatore ed ai suoi volatili, oggi ha modificato un po’ il proprio aspetto. Un po’ troppe costruzioni divise equamente tra sale ricevimento, strutture alberghiere di alto o contenuto tariffario, popolano questa area tra il Castello e lungo le strade che conducono ad Andria e Corato. Sono queste testimonianze attuali di quanto il Castello sia diventato testimonianza di politiche turistiche ed economiche, spesso non del tutto condivisibili ed azzeccate, che lo hanno portato ad avere un’ulteriore coperta, questa volta fatta non più solo di pietre recenti, ma di speranze culminate con i riconoscimenti tra i quali quelli dell’1 centesimo dell’Euro.

 

Per fare una corretta didattica, a mio parere, occorrerebbe parlare anche di questo aspetto, ossia di quanto le politiche turistico-culturali, a volte inducano ad ingrossare le speranze di chi specula, a ragione o a torto, ma anche inducano a caricare di messaggi, significati, ‘misteri’ quello che sarebbe ‘un castello medievale’, come dice Licinio, ma che oggi, alla luce di quanto è stato restaurato, di quanto sia stato interpretato, letto, e insegnato costituisce una testimonianza quanto mai attuale, fortemente connessa a quell’idea di patrimonio culturale, dove la parola patrimonio, come giustamente sostiene Salvatore Settis, finisce, suo malgrado, di sottendere a concetti come risorsa economica, guadagno, mercato.

 

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6 pensieri su “Note didattiche su un Castello: Castel del Monte

  1. Posso solo dire con sollievo che ho trovato qualcuno che sa realmente di cosa sta parlando! Lei sicuramente sa come portare un problema alla luce e renderlo importante. Dovrebbero leggerlotutti per capire questo lato della faccenda.

  2. Blog davvero interessante, peccato non sia ancora disponibile la versione mobile. Almeno io non l’ho trovata, infatti per leggere questo articolo sul mio telefono ci messo mezz’ora. Perlomento era interessante e ben scritto.

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