Basilica di S. Francesco ad Assisi: alcune date utili


La vicenda della costruzione della Basilica di S. Francesco ad Assisi ha inizio nel 1228, quando viene concesso all’Ordine dei frati francescani un primo appezzamento di terreno ubicato alle pendici del Colle dell’Inferno poi ribattezzato Colle del Paradiso, decentrato rispetto al resto dell’abitato.

La concessione dell’appezzamento fu da subito voluta dal Papa Gregorio IX che già un anno dopo  concesse un ulteriore ampliamento.

Non erano passati che soltanto due anni dall’ipotetica posa della prima pietra che già nel 1230 la Basilica, Inferiore, era teatro di una cerimonia ufficiale per la traslazione delle reliquie di S. Francesco.

Questa data costituisce un momento critico e presuppone due considerazioni:

–        gran parte della chiesa inferiore doveva essere già ultimata per poter ospitare l’altare del santo

–        probabilmente l’asse originario della chiesa orientato est-ovest doveva essere stato già ribaltato, secondo lo schema delle Basiliche Pontificie oppure si stava pensando proprio in quegli anni di farlo dal momento che era in progetto già la realizzazione della chiesa superiore.

022 giotto e aiuti accertamento delle stimmateArtefice del cantiere un frate dal difficile carattere, scontroso e autoritario, frate Elia da Cortona, uno che Francesco lo aveva conosciuto ed al quale la tradizione (Chiara Frugoni) attribuiva l’unica vera constatazione delle Stimmate del santo rinvenuta al momento della morte.

Un committente attento ed anche raffinato che sei anni dopo, nel 1236, commissiona ad un artista di eccelso valore come Giunta Pisano una Croce dipinta da mettere in Basilica. Dove? Questo è un problema non si sa se in quella inferiore o superiore anche se a rigor di logica questa doveva rappresentare un pezzo di pregio per la Basilica inferiore.

Immagine1Una Croce commissionata a Giunta presuppone intanto l’inconfutabile completamento della chiesa inferiore (ma a proposito cosa succedeva alla chiesa superiore?), ma soprattutto che lo stesso spazio sacro dovesse già presentare almeno un programma decorativo il quale poteva ben comprendere parti affrescate, ma di questo non si ha traccia.

Dati certi, attestati anche da analisi e osservazioni di tipo archeologico, confermerebbero l’idea che la realizzazione della Chiesa superiore comportasse importanti interventi anche per le strutture inferiori, che non consistevano soltanto nel ribaltamento dell’asse, ma anche nella realizzazione di pilastri e supporti adatti a reggere lo slancio verticale della chiesa superiore, nonché interventi sugli spessori murari, finalizzati a sostenere una struttura così impegnativa e di chiara impostazione gotica.

Purtroppo la vicenda di Frate Elia da Cortona si concluse poco dopo questi avvenimenti e precisamente nel 1239 quando venne allontanato non soltanto dalla direzione del cantiere della Basilica, ma anche dall’Ordine.

Tale avvenimento evidentemente costituì non soltanto un evento più o meno drammatico per lo stesso frate Elia e per l’ordine, ma può essere anche letto come un cambiamento sostanziale di direzione non solo per i lavori della Basilica, ma per l’intero ordine francescano. Lo testimonierebbero le pressioni che un biografo contemporaneo di Francesco, Tommaso da Celano, ebbe nel 1244 durante il capitolo generale dell’Ordine tenutosi a Genova e presieduto dal ministro generale Crescenzio di Jesi che chiese espressamente a Tommaso di redigere una nuova versione della vita del Santo, incrementando il numero dei miracoli.

E di solito l’espressione miracolistica di un santo, costituisce la base per la costruzione di un ‘mito’ utile soprattutto per essere celebrato nei discorsi, ma anche e soprattutto nella comunicazione non verbale e figurativa.

Il buon Tommaso probabilmente esitò e si mostrò alquanto reticente (non si sa bene quando redasse la Vita Secunda la stessa Frugoni non la data in maniera certa), di sicuro non produsse granchè su Francesco almeno sino al 1253.

E questo, il 1253, è un anno decisivo per le vicende dell’ordine e della Basilica di Assisi. In questo anno papa Innocenzo IV consacrò gli altari della Basilica (ci sono varie ipotesi che tendono ad identificare di quali altari si trattasse tra le quali quelle esposte da A. Cadei), ma ciò che più importa è quanto accadde per le celebrazioni documentarie e ornamentali relative a Francesco ed alla Basilica. Tommaso da Celano proprio in quest’anno redasse il Trattato dei Miracoli nel quale raccolse testimonianze più o meno accertate sui miracoli di Francesco.

Contestualmente si provvide alle decorazioni delle vetrate del Transetto della chiesa superiore, affidate al Maestro di S. Francesco.

Tale commessa fu in realtà una probabile promozione sul campo per questo pittore di origine quasi certamente umbra del quale si conoscono poche altre testimonianze a Perugia (Scarpellini). E’ dunque presumibile che il Maestro di San Francesco ebbe questi ulteriori incarichi per la chiesa superiore dopo aver ultimato un ciclo di affreschi nella chiesa inferiore che raffiguravano sulle due pareti laterali le ‘Storie di Cristo’ da un lato e quelle di ‘San Francesco’ dall’altro con un ideale filo roso che congiungeva le vicende e le testimonianze del santo di Assisi con il Sacrificio di Gesù Cristo.

Purtroppo di questi affreschi sono sopravvissute poche scene dal momento che, con l’apertura successiva delle cappelle laterali presenti nella chiesa inferiore, una buona parte dei muri originari che ospitavano le opere del Maestro di San Francesco furono abbattute con buona pace degli affreschi che ivi campeggiavano.

Non è dato sapere quando o da quando il Maestro avesse operato nella Basilica inferiore, quello che invece si conosce è che a partire dagli anni ’50 del ‘200 fosse a capo di una apprezzata bottega specializzata nella difficile arte della decorazione delle vetrate, che operò non soltanto nell’ala nord del transetto, ma anche nelle vetrate ubicate sulle pareti meridionali dell’aula basilicale.

Gli anni di tali operazioni vanno dal 1253 sino al 1275, oltre venti anni dunque, durante i quali la bottega del Maestro di S. Francesco si trovò a lavorare fianco a fianco agli specialisti maestri d’oltralpe impegnati a decorare le vetrate presenti nel transetto meridionale, ed in quelle settentrionali della navata.

Insomma una bella battaglia che in questo caso ci fa comprendere che l’intera Basilica superiore in questo arco di tempo fosse ormai del tutto completata.

Ma non solo! Nel 1260 Bonaventura da Bagnoregio aveva redatto la Legenda Maior che di lì a poco sarebbe diventata l’unica biografia autorizzata della vita di S. Francesco con la ‘soppressione’ vera di tutte le altre testimonianze biografiche comprese quelle di Tommaso da Celano.

E, tanto per essere puntuali, nel 1267 ca. nasceva Giotto.

Tuttavia in quello che sembra essere un ordinato processo di costruzione e decorazione della Basilica, che scorre parallelo alla costruzione del ‘mito’ Francesco, qualcosa comincia a scricchiolare.

8Proprio a ridosso degli anni ’60 evidentemente si dovette pensare a decorare ad affresco la Basilica Superiore. E’ opinione consolidata che vi lavorarono alcuni frescanti di origine romana (Rusuti, Torriti, Cavallini) e lo stesso Cimabue, ritenuto uno dei più acclarati interpreti della pittura dell’epoca. Ora ci sono studi che indagano scientificamente su quali fossero i contributi di questi frescanti e dello stesso Cimabue. Sono indagini spesso in contraddizione tra loro, ciò che è certo è che nel 1261 nel transetto superiore alcuni frescanti romani affrescarono le ‘Storie di SS. Pietro e Paolo’.

Questo tipo di iconografia obbediva ad una logica lontana dalle idee di Francesco (ma questo lo si era già capito) e molto vicina agli esempi romani e cristiani esemplificati sugli antichi modelli delle chiese Paleocristiane di S. Pietro e di S. Paolo fuori le Mura.

Incerta invece è la cronologia che riguarda Cimabue. Esiste una data certa (tra l’altro l’unica per tutta la vita di questo pittore) che è quella del 1272 quando il fiorentino venne chiamato a Roma da Papa Niccolò III. Tale soggiorno romano seguì o precedette l’impegno di Cimabue ad Assisi, o ne fu contestuale? Non esistono certezze al riguardo, anche se molti sono gli studi che vogliono Cimabue impegnato ad Assisi dopo questa data e fino agli anni ’80 insieme ai famosi pittori romani come Torriti. Cimabue operò prevalentemente nel transetto mentre i frescanti romani lungo le pareti laterali della navata (ordine superiore) con le Storie Vetero e Neo testamentarie.

Evitando di ricadere nelle ipotesi di attribuzione e datazione comuni a tutti gli studi relativi agli affreschi assisiati, vi è da dire come fosse il pontificato di Niccolò III (Orsini 1277-1280) quello che diede una spinta importante per le decorazioni ad affresco presenti ad Assisi, ma non solo, anche a Roma con le chiese di S. Maria Maggiore, S. Cecilia in Trastevere, e poi al Palazzo del Laterano.

f_papa_niccolo_miniQui la cappella del Sancta Sanctorum e la ancora dibattuta personalità del Maestro che la affrescò costituisce un punto nodale per le volontà dei Papi Niccolò III e poi Niccolò IV (1288-1292), ma anche per la vicenda artistica di Cimabue e, come vedremo della Basilica di Assisi.

Per quanto qui si tenti di mettere ordine ai dati certi in questi anni le testimonianze non documentate e per questo incerte si moltiplicano. Nomi di frescanti come il ‘Maestro della Cattura’ ed altri si affiancano e spesso si sovrappongono ai nomi dei frescanti romani noti (fra tutti Torriti e forse Cavallini), ma i punti oscuri sembrano avere di certo la meglio su quelli più chiari.

4Ed è proprio negli anni del pontificato di Niccolò IV a cavallo fra gli anni ’80 e ’90 del ‘200 che Assisi conosce la presenza di un artista di grande importanza ed il cui nome è stato oggetto di tante riflessioni critiche: il Maestro di Isacco. A lui sono attribuite due sole scene (quelle relative ad Isacco appunto), ma per molti studiosi costui era il capo di una bottega in grado di realizzare nella Basilica assisiate quello che era stato da sempre un rompicapo: comunemente sintetizzato come ‘spazio ritrovato’, in pratica la necessità di ordinare le pareti della Basilica Superiore e farle ‘vivere’ o meglio sfondare gli spazi attraverso le scene dipinte. In questo il Maestro di Isacco fu uno dei più grandi interpreti che tenne banco nel cantiere di Assisi almeno per cinque o sei anni, fu anche colui che indicò la strada per ‘ridurre il linguaggio dal greco al moderno’, insomma colui al quale guardò il giovane Giotto che di lì a poco (probabilmente tra il 1296 ed il 1300) affrescò il più grande tributo a Francesco sinora conosciuto. Ma lo fece seguendo le regole grammaticali e biografiche dettate più di trent’anni prima da Bonaventura da Bagnoregio e fortemente volute dalle committenze dei Papi.

Se, come dice Belting, dobbiamo guardare alla Basilica di Assisi non come ad un museo nel quale sperimentare conoscenze e giochi attribuzionistici, ma come ad un complesso dinamico e straordinario, non possiamo prescindere da questi appunti, date certe ed eventi architettonici, artistici e biografici che procedono spesso parallelamente, ma non troppo, tra loro.

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2 pensieri su “Basilica di S. Francesco ad Assisi: alcune date utili

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