Deformis formositas, ac formosa deformitas: i Mostri nell’Arte Medievale


Caeterum in claustris coram legentibus fratribus qui facit illa ridicula monstruositas, mira quaedam deformis formositas, ac formosa deformitas? Quid ibi immundae simiae? Quid feri leones? Quid mostruosi centauri? Quid semihomines? Quid maculosae tigrides? Quid milites pugnantes? Quid venatores tubicinantes? Videas su uno capite multa corpora, et cursus in uno corpore capita multa. Cernitur hic quadrupede cauda serpentis, illini in pisce caput quadrupedis. Ibi bestia praefert equum, capram trahens retro dividiamo; hic cornutum animal equum gestat posterius. Tam multa denique, tamque mira diversa rum formarum ubique varietas apparet, ut magis legere libeat in marmoribus quam in codici bus, totumque diem occupare singula ista mirando, quam in lege Dei meditando. Proh Deo? Si non pudet ineptiarum, cur vel non piget expensarum? (Apologia ad Guillelmum)

Da questo notissimo passo attribuito a S. Bernardo parte uno dei filoni critici più interessanti e controversi legati all’arte medievale: quello relativo al Mostruoso.

I mostri nel Medioevo sono spesso associati proprio ai monaci ed al monachesimo in generale. La loro presenza nelle strutture monastiche, come nel caso dei chiostri di Cluny e Moissac, o nei margini delle lettere istoriate dei manoscritti, come nel caso del celebre ImmagineSalterio Luttrell, ne sono una concreta testimonianza. Ciò che ha, tuttavia, attirato l’attenzione di critici e studiosi sono i motivi legati alla raffigurazione di tali rappresentazioni. Lo stesso Bernardo nel suo giudizio appare ambivalente, se non ambiguo, da un lato ne condanna la presenza come elementi ‘di distrazione’ al raccoglimento ed alla meditazione, dall’altro lato sembrerebbe associarli alla realtà dei monaci, al loro ruolo contraddittorio, di uomini di chiesa, dediti alla vita contemplativa, ma assai spesso presenti in vicende politiche e diplomatiche. Bernardo stesso si descrive associando la sua figura alla metafora Immaginedella Chimera per giustificare l’ibridismo del suo stato sociale, monaco, ma anche abile e, assai probabilmente, potente uomo diplomatico.

Sulla linea di Meyer Schapiro molti studiosi novecenteschi hanno sostenuto l’ipotesi che i Mostri medievali non fossero il frutto di propositi monastici e religiosi, bensì espressione della fantasia degli artisti. Precedentemente Viollet le Duc sosteneva che l’Apologia di Bernardo avesse lo scopo di condannare i Mostri presenti nei monasteri cluniacensi e molto spesso nelle sculture esterne della Cattedrali perché traduttori di superstizioni e di sentimenti irrazionali. Ma, come aveva giustamente sostenuto E. Male, i mostri medievali non appaiono inizialmente nelle sculture, ma qui vengono importati direttamente da molti Immaginelibri miniati, come il cistercense Moralia in Job. Lo studioso riteneva che molte figure Immagine‘grottesche’ presenti nei ‘Gargoyle’ nei ‘ Marginalia’ non fossero altro che una trascrizione di sentimenti e credenze di origine popolare. Nel suo saggio del 1947 ‘Sull’attitudine estetica nell’Arte Romanica’ intuì che Bernardo fosse particolarmente disturbato da tali immagini perché prodotte da una fantasia non propriamente religiosa. Quindi tali figure appartenevano alla libera espressione di artisti che approfittarono di spazi sacri per tradurre la propria libertà di espressione. Le stesse immagini presenti in taluni manoscritti come i Moralia in Job secondo lo studioso erano completamente estranei o almeno indipendenti rispetto agli intenti presenti nei testi. Insomma un lampo di modernità frutto dell’ingegno degli artisti medievali. Fatto sta che malgrado i motivi di tali espressioni rimanevano ancora da esplorare i modelli di riferimento. Male assimilò la produzione dei Monstra medievali all’arte Sasanide e di origine Mesopotamica mediata attraverso l’esperienza di Bisanzio. Idea che poi era stata già enunciata in qualche modo da Baltrusatis nel 1930 in quel fenomenale compendio che è ‘Il Medioevo fantastico’. Anche Baltrusatis ipotizzava che i mostri medievali fossero in realtà debitori all’arte Greca e Romana, nonché alle fonti Assire, ma anche Cinesi e Giapponesi. I cosiddetti Grylli gotici riprendevano proprio motivi maturati nel vicino e lontano oriente e costituivano una mediazione tra forme geometriche e ornamentali probabilmente associate a proprietà magiche. Focillon, maestro di Baltrusatis aveva ipotizzato come il Monstruoso con le sue figure doppie (corpi e teste) incarnasse attraverso l’ornamento quella che era la dialettica dell’organico e del razionale nello spazio geometrico.

Tornando all’interpretazione di quello che Bernardo volesse dire nel suo discorso sui mostri presenti nel chiostro di Cluny l’abate Charles-Auguste ipotizzò che volesse associare l’idea Immaginedei mostri alla metafora degli eretici interpreti del potere demoniaco. Gli ibridi presenti nel chiostro non erano altro che eretici e le loro forme presentavano la loro stessa natura demoniaca e le convulsioni degli esorcismi. In tutto, l’idea era quella di presentare il trionfo del Cristianesimo sul paganesimo. E sull’idea di una immaginazione pagana è tornata di recente Lillian Randall. Realizzare figure mostruose nei margini dei testi sacri secondo la studiosa era un modo per affermare ed incrementare le idee della classe media in età gotica e medievale. Ma non finisce qui, altri studi iconografici condotti da Michael Camille affermano l’idea di una anti-iconografia dei mostri: interpreti e rappresentanti di quanto fosse vietato ai monaci, ossia appetiti materiali sessuali e culinari, espressioni animalesche e per questo associate ai demoni. Tale continua dialettica interpretativa è ricca di spunti e riflessioni spesso ambiziose come quella di Robert Mills, il quale afferma che la stessa natura di Cristo si un ibrido, le tre persone in una, e che quindi le figure mostruose potessero essere intese come le tre diverse nature nel corpo e nella persona di Cristo.

ImmagineDi certo il ricorso a figure mostruose e grottesche non può non considerare il carattere popolare a apotropaico di tali immagini. E sotto questo aspetto i mostri potrebbero essere intesi come una forma di protesta e di parodia, da parte degli artisti, della società del tempo. Katrin Kroll recentemente ha interpretato la figure mostruose come manifestazione di comicità. Lo stesso Bernardo infatti puntava il dito non soltanto sulla deformità dei corpi, ma anche su quella innaturale immagine che sfociava in una dimensione irreale e spesso ridicola. I gargoyle presenti nelle grandi Cattedrali gotiche rappresentano le critiche artistiche alla cultura ufficiale cattolica. E questo sarebbe uno spunto che, se ulteriormente approfondito, ribalterebbe l’immagine dell’artista medievale sinora interprete di commissioni e idee strettamente legate alla cultura ufficiale ecclesiastica.

Evitando di ripetere le associazioni iconografiche e critiche tra i mostri ed il genere femminile (già presentati in altro post), varrebbe la pena, per concludere di considerare Immaginealcune sculture presenti nel chiostro di St. Michel de Cuxa in Spagna. Anche qui il Immaginerepertorio di mostruosità rientrano tra le immagini additate da Bernardo: due corpi di leone con una sola testa, le api sedute accanto ad un uomo nudo, ibridi e sirene, bocche mostruose che divorano il corpo di un uomo. Eppure queste immagini traducono quasi pedissequamente segni morali presenti anche nelle Sacre Scritture: i leoni del Salmo 55, gli apocalittici Leviatano e Behemoth, le bocche di Sheol. Traducono quindi idee di natura teologica che volutamente appaiono nei luoghi destinati ai monaci, perché come già affermava il Venerabile Beda in ‘De Miraculis essi rappresentano lo specchio delle tentazioni dalle quali la vita monastica doveva fuggire per raggiungere la propria purezza. E S. Anselmo, con lo stesso Bernardo, pensavano che la conversione alla vera vita religiosa passasse attraverso la visione di un passato fatto di vizi e peccati. Quindi Bernardo additava quei mostri per indicare una strada, condivisa con i maggiori trattati teologici, quella che dalla vita quotidiana insidiata da peccati, vizi e mostri, portasse alla vita monastica fatta di contemplazione, ottenuta anche attraverso il ricordo delle tentazioni e dei ‘mostri del passato’.

 

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5 pensieri su “Deformis formositas, ac formosa deformitas: i Mostri nell’Arte Medievale

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