Le donne nell’Arte del Medioevo


 

Il ruolo femminile nell’arte Medievale è argomento affascinante e per molte ragioni controverso. Gli studi dedicati a tale argomento sono prevalentemente rivolti all’arte moderna quando il ruolo sociale, economico, ed anche artistico della donna acquista una dimensione più solida e più facimente decifrabile. Nel Medioevo tutto ciò rimane piuttosto oscuro, per la mancanza di fonti da un lato, ma anche perchè lo status femminile medievale dal punto di vista legale, economico, religioso e culturale è ancora piuttosto difficile da decifrare. L’attenzione inoltre degli studiosi riguardo tali argomenti si riferiscono soprattutto a studi spesso internazionali e non in ambito italiano e spesso gli autori di tali indagini appartengono a nazionalità diverse e i testi originali pagano il prezzo di traduzioni molte volte non del tutto esatte soprattutto per quanto concerne le fonti di riferimento.

Di certo un punto di partenza per affrontare tale argomento sono gli studi di Dorothy Miner su Anastasia e le sue sorelle che si concentrano sul ruolo essenziale che ebbero le donne soprattutto  nella produzione libraria del Medioevo. In questo senso due nomi emergono nell’arte del XII secolo e sono quelli di Hildegard di Bingen (1096-1196) e Herrad of Landsberg, badessa  di Mount St Odile in Alsazia tra il 1117 ed il 1197.

ImmagineHildegard scrisse tre manoscritti illustrati: due di questi sono databili al XII secolo il terzo è una copia del XIII. Il Liber Scivias fu composto Immagineprobabilmente nel convento di Rupertsberg ed è contemporaneo alla vita di Hildegard. Scomparve in seguito agli eventi della II Guerra Mondiale ed attualmente ne esiste soltanto una copia.

Di qui la questione critica se Hildegard sia stata l’autrice delle illustrazioni del manoscritto che ha impegnato con riflessioni spesso contrastanti molti studiosi. Secondo Saurma Jetsch Hildegard fu autrice di molte note di trascrizione e tra queste anche alcune relative alle immagini che in seguito furono realizzate da un illustratore. Caviness, al contrario affida a Hildegard un ruolo essenziale riguardo le illustrazioni del testo che ne traducono l’impeto mistico. A questa tesi si contrappongono le ipotesi di molti studiosi i quali ritengono che il Liber Scivias di Rupertsberg sia stato realizzato ai tempi di Hildegard tra il 1160 ed il 1181. Caviness dinanzi a tali ipotesi contrappone la tesi dell’impeto mistico dell’autrice e la sua visione intellettuale derivata dal pensiero di S. Agostino. Hildegard presenta se stessa nel prologo ispirandosi alle immagini di Mosè e Gregorio Magno.

 

ImmagineLa figura di Herrad di Landsberg presenta le stesse contraddizioni di quella di Hildegard. Probabilmente compose l’Hortus Deliciarum, un trattato teologico delle conoscenze di quel tempo. Anche in questo caso ci si trova dinanzi ad una copia perchè l’originale fu distrutto nel 1870 e parzialmente ricostruito nel 1979 basandosi su alcune copie del testo, ma le immagini non sono originali bensì databili al XIX secolo. Anche nel caso di Herrad il ruolo che ebbe nella realizzazione del testo e soprattutto delle immagini è oggetto di discussioni. Ciò che è possibile dire, riferendosi anche alle copie delle illustrazioni originali e ad alcune figure dipinte su vetro presenti nella Cattedrale di Strasburgo risalenti all’epoca di Herrad è che probabilmente anche lei si fece aiutare da illustratori ai quali commissionò le figure dell’Hortus Deliciarum.

 

La considerazione di questi due esempi apre un dibattito ancora da approfondire: se cioè esistono nel Medioevo figure femminili che possono essere assimilabili agli artisti. Ed è questo un punto assai delicato anche perchè le stesse testimonianze medievali che associano tra XII e XIII secolo i nomi, anche maschili, di artisti alle opere è spesso limitata rispetto alle testimonianze oggettuali e molto più spesso controversa. Controversa anche nello stabilire i ruoli: cioè se un committente fosse anche un progettista dell’opera oppure ricoprisse soltanto un ruolo politico ed economico. E’ chiaro che abbracciando una o l’altra possibilità i termini dell’indagine cambiano diametralmente. Di donne che commissionano opere d’arte, ma anche vere e proprie cappelle i documenti recano più di una importante testimonianza. Come nel caso della Regina Anna nel 1281 e della regina Elisabetta nel 1313 rispettivamente consorti di due re della dinastia degli Hapsburg, oppure di Eleonora di Aquitania nel 1204, Bianca di Castiglia nel 1252, e Margherita di Burgundi nel 1308. Costoro commissionarono / progettarono (?) cappelle funerarie e cripte per loro e per i loro consorti nelle Cattedrali di Basel (Anna), nel monastero di Konigsfelden (Elisabetta), Immaginenell’Abbazia di  Fontevreult (Eleonora d’Aquitania), nell’abbazia di Maubisson (Bianca di Castiglia). Addirittura quest’ultima avrebbe progettato e commissionato per intero l’abbazia di Maubisson ma anche quella di ImmagineLys.  Insomma ci troveremmo di fronte a quelle figure di monaci, sovrani e committenti in grado di elaborare  modelli architettonici e trasmetterli agli esecutori contando ovviamente sulle loro ricchezze e sul loro ruolo politico ed economico.

Figure che assumono uno status chiaramente molto elevato allo stesso modo di quelle donne alle quali illustratori e monaci dedicano alcuni manoscritti. Come la contessa Matilda di Toscana per la quale Anselmo di Canterbury compose un libro di preghiere nel XII secolo, oppure  Christina di Markyate alla quale i monaci di St. Albans dedicarono un Salterio riccamente illustrato. A parte l’importanza di queste donne degne di essere omaggiate da monaci e clero ciò che risulta interessante è anche l’approccio che tali scritti sacri potessero mostrare quando fossero dedicati o semplicemente destinati alle donne.

Gertrude di Helfta riassumeva il proprio impeto mistico in una devozione ‘sensuale’ nei confronti di Cristo attraverso la quale riusciva a cogliere la verità divina. In alcuni Salteri alto medievali tra i quali quello confezionato nel circolo monastico di Hamburger intorno alla metà dell’Anno Mille, ci sono alcune immagini di monache profondamente legate alle immagini sacre. Questo esprimerebbe un legame sensuale con il sacro ed il divino necessario per la comprensione di verità poste oltre la comprensione razionale. Tali osservazioni valgono anche per i Canti di Rotschild del XII secolo dove la cura monialum non nasconde l’impeto sensuale come reale domanda da parte delle donne di accostarsi al divino.

Naturalmente la cura monialum non può semplicemente essere circoscritta alle immagini presenti nei manoscritti, ma tale concetto rientrerebbe anche nelle forme e nei progetti relativi ai monasteri femminili. Ora è chiaro che architettonicamente tali strutture sarebbero esemplificate sui modelli maschili, eppure dalle, sporadiche, testimonianze materiali e dalle, più consistenti, testimonianze documentarie si evince come il contesto femminile monastico fosse comunque alquanto differente da quello maschile. Naturalmente si parla innanzitutto di separazione tra le strutture soprattutto quando una fondazione prevedesse comunità maschili e femminili. Separazione di ambienti ed edifici, ma anche di attività? E’ questo il punto di domanda. Abbiamo ben chiaro il ruolo lavorativo dei monaci, rivolto essenzialmente ad attività agricole o intellettuali sincretizzate negli scriptoria, ed è probabile che le monache svolgessero attività speculari. Ma qui sarebbe un punto di contatto tra le comunità che invece nei documenti e nelle testimonianze verrebbe esclusa se non per gli abati o i vescovi. Allora anche gli edifici dovrebbero presentare delle separazioni. Qui nascono opinioni e ipotesi altrettanto divergenti rispetto a quelle precedentemente presentate ed ancora non del tutto indagate.

Poi ci sarebbero i ruoli delle grandi badesse, ruoli soltanto religiosi o anche politici? Del resto sullo status della donna nel primo medioevo esistono stilemi fin troppo ripetitivi e spesso ristretti. Nello stesso Arazzo di Bayeaux su 626 figure soltanto 4 sono donne. E Immaginespesso le donne rappresentate sono regine, imperatrici, badesse e martiri. Non ci sono, se non in misura marginale, immagini di semplici monache, così come non ci sono immagini del lavoro delle monache, se non quelle relative alla preghiera fortemente legate alle immagini sacre, come abbiamo detto. Eppure tale rapporto di sensi potrebbe essere letto anche come empatia e quindi più che di teorie freudiane, si potrebbe parlare del grande ruolo della compassio che nel Medioevo farà assurgere la donna ad essere umano e sacro liberandolo da idee e , forse, pregiudizi di altra natura.

Ma questo non rivela ancora quale ruolo nell’arte del Medioevo abbia ricoperto la donna e dalle poche citazioni qui riportate (ce ne sarebbero anche altre, ma sempre in numero limitato) si evince che tali indagini costituiscano un campo di ricerca ancora troppo poco maturo.

 

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