Una natura morta del Gobbo dei Carracci?


 “Natura morta con cavoli ”, Galleria degli Uffizi, corridoio Micheletti.

 

E’ stato pubblicato per la prima volta dal Marangoni nel 1917 e attribuito a Bonzi. Tale attribuzione fu in seguito contestata da Longhi nel 1950 perché ritenne che questo e altri dipinti attribuiti a tale pittore dal Marangoni fossero in realtà posteriori al 1635, anno della morte del Gobbo dei Carracci.

Con tale attribuzione venne però esposta nella mostra fiorentina del 1922 dal titolo “Nature morte italiane del Seicento e del Settecento”, ma non figurava nel catalogo curato da Hoogerwerf.

Già Longhi metteva in relazione il Gobbo con Gian Battista Crescenzi e Tommaso detto Moo Salini, protagonisti di quello che chiamò “il momento principale della storia della natura morta caravaggesca”.

Il quadro, rimasto nei Depositi degli Uffizi per anni, esposto nella Gallerie soltanto dal 1925 al 1952 è dal 1971 conservato nel corridoio Micheletti degli Uffizi, mostra evidenti differenze con le opere certe del Bonzi, soprattutto con la “Natura morta con frutta ortaggi e una farfalla” esposta nella mostra romana “Natura morta al tempo di Caravaggio” e riportata in catalogo da Alberto Cottimo e firmata in basso a sinistra P. Paolo da Cortona. Lo stesso Alberto Cottimo afferma che non sia più possibile attribuire a Bonzi “il quadro delle Gallerie fiorentine dato a Bonzi in un inventario settecentesco e reso noto dal Marangoni nel 1917”.

L’opera del corridoio Micheletti “Natura morta con cavoli” non è lontana dall’arte di Bonzi, meno curata nei particolari descrittivi, con pennellate più materiche e minore definizione delle forme, si osservi la verza ed il cavolo in alto a destra.

E’ da ritenere ancora preziosa l’osservazione del Longhi quando dice che l’opera appartiene ad anni posteriori al 1635 anno della morte di Bonzi. Probabilmente riferibile ad un allievo del Gobbo dei Carracci che da lui aveva appreso le licenze prospettiche, la disposizione su due piani degli elementi, ma che da Bonzi si discostava in quanto a quel gusto ‘manieristico’ del naturalismo caravaggesco di cui Bonzi, come sostiene anche E. Battisti, era interprete.

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