PITTURA BOLOGNESE. Lezione di Marco Parenti


 La pittura bolognese è sempre stata considerata “popolare” rispetto a quella di Firenze -Giotto- e di Siena. L’unico pittore bolognese citato nel ‘300 è Vitale da Bologna. Nel 1929 viene ripreso dalla critica anche Simone dei Crocifissi. Da qui parte la rivisitazione della pittura riminese grazie anche alla  presenza di Giotto nel Tempio Malatestiano. Con Longhi si comincia a revisionare la pittura del ‘300 nell’Italia settentrionale e ci si sofferma sull’esperienza bolognese, della quale rimangono unicamente dipinti su tavola e nessun affresco.

 

 

Vitale da Bologna opere:

1325-35, prima opera di Vitale, “L’adorazione dei Magi” di Edimburgo. L’artista studia le miniature francesi assai diffuse a Bologna.

Elementi dell’opera:

–       lo stravolgersi del Bimbo per porgere un mazzolino di  fiori alla Madre, proprio dei miniatori di corte parigina

–       i movimenti inconcreti nei gesti dei Magi

–       nessuna attenzione è data allo spazio

–       i cavalli fisionomizzati secondo l’animismo del gotico-francese

1330, dipinge a fresco una cappella a S. Francesco a Bologna -oggi perduta-

1340, affreschi nella cappella di S. Lorenzo a S. Francesco

1345, “Madonna dei Denti”. A Bologna c’è una traccia dell’arte di Giotto con la “Madonna” di S. Maria degli Angeli datata 1334-37 – nella quale interviene anche Dalmasio nella predella?-.

Elementi dell’opera:

–       ritmo areato, serpentino, commentato dall’ascensione dei grifi rampanti su fondo azzurro

–       deviazione della figura dall’asse centrale come in una Madonna d’avorio francese.

–       lo staccarsi del Bimbo dal corpo centrale come era avvenuto nella “Madonna dei Battuti” di Ferrara.

 

Pseudo Jacopino dei Bavosi. Longhi lo chiama “cugino dei riminesi” che lavora fra il 1360-80. Pittura molto descrittiva e popolare, particolare di un polittico che si trova nella Pinacoteca di Bologna, esegue un polittico. La “Pietà” blocco tra selvaggio e pietoso della Madre che stride sul figlio morto, anticipa le linee scolpite nel fuoco di Cosmé Tura?

 

Affreschi del “Trionfo della morte” nel Camposanto di Pisa. Longhi ipotizza che fossero stati eseguiti da Vitale degli Equi ed anche quando esclude questa attribuzione rimane convinto della matrice bolognese dell’opera. Gli affreschi attribuiti a Buffalmacco vennero datati dal Bellosi 1335.

Buffalmacco è presente a Parma nel Battistero già nella prima metà degli anni ’30 dove rivela la matrice emiliana nelle mode dei vestiti così come si può notare anche nel “Trionfo della morte”. Il soggetto è di chiara matrice neogotica -vedi l’Allegoria della Morte del Lorenzetti-. “Non il microcosmo plastico e tangibile dei giotteschi, o lineare e materiato colore dei senesi, ma schegge di naturalismo illusivo tanto che il cielo invece che azzurro potrebbe senza alcun mutamento essere arabescato con i racemi continui della miniatura bolognese” (Longhi)

-Giudizio Universale di Pisa contrapposizione con quello dell’Orcagna nella Cappella Strozzi a S. Maria Novella-

Il Giudizio di Pisa è riferibile agli schemi di S.Angelo in Formis (XI sec.) o Torcello (XII sec.) che al Giudizio di Giotto a Padova. Qui rispetto al modello bizantino, la vecchia struttura simbolica e ideografica diviene puerilmente dichiarativa. L’impianto (con l’Inferno posto accanto alla scena e non sotto) denota chiari incontri con la miniatura bolognese (affresco eseguito nel 1355) ? In realtà, sostiene Longhi, il pittore ebbe esplicito e tassativo incarico di modellare la scena sul modello dell’Orcagna di S. Maria Novella a Firenze, quindi la data può porsi intorno al 1352. Alla legata planimetria dell’Orcagna si contrappone il dipinto pisano. Lì è tutto stilisticamente perfetto, la disposizione  dei personaggi, i volti, la puntuale descrizione delle vesti. Il temperamento naturalistico del bolognese si prova a distinguerlo, a materializzarlo, a drammatizzarlo anche fra i prescelti alla tranquillità del Paradiso (la mimica espressiva dei personaggi del volgo sono una peculiarità del bolognese).

 

Gli angeli tetralati, derivati dalla miniatura, gli Apostoli, le cui vesti si possono confrontare con quelle degli apostoli di Pomposa. L’Inferno è una pentola di folclore dantesco, infine si può tener presente il modo intuitivo di trattare i nudi.

 

Chiesa di S. Vitale “Crocifissione”. Longhi la data 1333 e la pone come una delle prime opere bolognesi, attribuibile alla corrente del Gotico internazione in relazione con la Francia -codici miniati franco/inglesi-. Attribuita sia a Jacopino di Francesco che a Dalmasio oggi viene attribuita al Maestro del 1333.

 

Affresco di S. Giacomo di Bologna, in realtà si tratta di un particolare delle “Storie di S. Giacomo”. Si notano figure accigliate e stilizzate, viene datata nel primo o secondo decennio del ‘300 ed eseguito dalla Pseudo Jacopino di Francesco.

 

Chiesa di S. Francesco con “Storie di S. Francesco e di Cristo” dove si evidenzia nella figura del santo l’alter christus. Opera di Francesco da Rimini, vi si denotano elementi gotico-transalpini in cui confluiscono elementi riminesi confermando a Bologna la confluenza di queste correnti. Forse eseguita tra il 1315-20. I caratteri drammatici vengono stemperati e ci si avvicina ai caratteri giotteschi. Proprio nei volti gonfi e per il senso monumentale dell’impianto vengono accostati ai dipinti del Maestro del Coro di S. Agostino a Rimini.

 

Tavola del Maestro di Vervecchio, secondo Boskowits sarebbe lo stesso Francesco da Rimini.

 

Pietro da Rimini, Crocifissione su tavola

 

Nel 1349 Vitale recandosi a Udine può aver conosciuto il Giotto della Cappella degli Scrovegni passando per Padova

 

1350 “Madonna dei Battuti” opera di Vitale a Ferrara. Notare l’intimità tra la Madonna ed il Bambino, traccia che richiama l’opera dei senesi (Lorenzetti)

 

Affresco di S. Apollonia a Mezzaratta nel 1350. E’ un ciclo usato come base di partenza per lo studio dei bolognesi. Qui la “natività” è di Vitale degli Equi. Si notano caratteri gotici e quelle tonalità di rosa e bruni che poi si ritroveranno in Tommaso da Modena.

Natività, elementi: – concerto e danza di angeli intorno al Presepio

                            – S. Giuseppe torto come divo che versa l’acqua calda

                            – bue e asino fisionomizzati

 

Tavolette di S. Antonio abate di Vitale. Senso irreale della tridimensionalità che si avvicina alla miniatura. Le figure sono costrette nello spazio. Eseguite negli anni ’30

 

La pittura bolognese si ritrova in Veneto quando poi nel 1348 Vitale a Udine esegue le “Storie di S. Nicola” i cui caratteri influenzeranno anche l’opera di Altichiero.

 

 

 

 

 

Polittico per S. Salvatore, Vitale 1353 “Storie di S. Caterina e della Natività  e della Incoronazione della Vergine. L’autore si è aggiornato sul senso del decorativo tutto veneziano. Scompare il senso del movimento a favore della decorazione quasi che a Bologna ci si adagiasse su una cultura “cortese”.

 

Tra il 1353 ed il 1355 Vitale è a Parma dove esegue gli affreschi di S. Caterina e di S.Giorgio che salva dalle fauci del drago la donzelletta di Antiochia

Dopo il 1355 scompare a Bologna ogni traccia di Vitale

 

 

Seguaci di Vitale

Andrea da Bologna: affreschi per la chiesa di Pomposa (1345-75). Giudizio Finale, ripartito in zone orizzontali secondo gli schemi bizantini, mostra attinenza con Vitale, ma appare anteriore agli affreschi di Pisa. Si evince uno spirito gotico, dugentesco. L’ “Apocalisse” è interpretata non nel modo severo e terrificante dei bizantini, ma con il lirismo delle molte Apocalissi miniate dalla scuola inglese del ‘200.

 

Andrea da Bologna II: opera ad Assisi e seppur rimanendo bolognese aggiunge al suo stile un accentuato senso del grottesco

 

Simone dei Crocifissi:

–       “Presepio” che si riferisce al Vitale toscano per l’impianto centrale, la mollezza del Bambino. E’ datato intorno al 1355.

–       “La piscina probatica”, Jacobus fecit, pittore educatosi su  Vitale giovane e Andrea da Bologna a Pomposa.

–       “Natività”, Uffizi sala del ‘300 senese, opera firmata. Nota la testa dell’asino che raglia torcendo il collo verso l’alto.

–       “Madonna della Cintola” – la lussuosità degli ornamenti inducono a paragonarla a Dalmasio.

–       “Madonna dell’orecchio”- improvvisazione a soggetto dove la       testa della Madonna ha la solidità di un idolo scolpito e affondato nel basso più compatto

DALMASIO, artista di nascita bolognese e vitalesca rivela stretti rapporti con la cultura toscana e fiorentina della generazione degli Orcagna. Stila più scuramente le composizioni, acuisce e delimita con più calma il contorno, smorza i colori subordinandoli al rapporto plastico.

 

opere: Crocifissione, alla Pinacoteca di Bologna

         Crocifissione di Acton

         Madonna della collezione Askew

         Flagellazione della Kress Foundation

         Deposizione dalla Croce, proprietà dei duchi Visconti-Modrone

         Santini in polilobi, al Museo di Detroit

 

-Madonna di NewHaven, prima opera dove mostra la sua vicinanza alla formazione giottesca. In realtà questa potrebbe essere un opera tarda e quindi un aggiornamento sulla pittura fiorentina.

 

Storie di S. Francesco a Pistoia -anni ’40-, sono chiaramente ispirate al Giotto di Assisi. Vi era in quei tempi una grande diffusione dei moduli iconografici. Secondo alcuni critici quest’opera è attribuita a Puccio Capanna grande diffusore dell’opera assisiate.

 

Sogno di Innocenzo III, ispirata a Giotto ed ai Romani. Qualcuno ci vede un rapporto con Maso per le figure di spalle.

 

Affreschi con Santi nella volta,  mostra contatti con la pittura dei Lorenzetti, tanto che proprio Pietro Lorenzetti lascia a Pistoia una “Madonna” nel 1340.

 

Apparizione del Crocefisso a S. Francesco, ispirato a Giotto. Le architetture sbilenche sembrano ispirate a quelle di Taddeo Gaddi a S. Croce.

 

Affreschi di Alessio D’Andrea e Bonaccorso di Cino, seguaci di Maso di Banco a Pistoia con “Storie di S. Francesco”. “Eraclio che porta la croce” inizialmente attribuito a Maso in realtà è dei maseschi.

 

Cappella Bardi a S.M.N affreschi datati o nel 1330 o nel 1350 anche se sono evidenti le influenze di Maso. (Agnolo Gaddi in S.Croce influenzato dagli elementi gotico-emiliani?). “Malissimo riferiti a Spinello Aretino appartengono al pittore della Crocifissione (cfr. pinacot.Bologna.) e sono probabilmente databili intorno al 1360 anche per il parallelismo con Vitale.” (Longhi). Notare i particolari fisiognomici e le pieghe delle vesti.

 

Dalmasio “Crocifissione” nella Pinacoteca di Bologna. Forse opera tarda quando si riaccosta alle scene affollate tipicamente bolognesi. Proprio per questo molti la attribuiscono ai primi anni di attività del pittore. La Crocifissione fa parte di un polittico smembrato. Nella cornice intagliata si notano aderenze a Vitale soprattutto nella testa del Cristo, nel moto non umano, piuttosto di rondine dei due Profeti-volanti coi cartigli distesi e dal motivo del Pellicano mistico – al sommo della croce- dal cui nido saetta un minuscolo drago infernale. Contatti con l’arte toscana: i gruppi si riordinano secondo la norma fiorentina; il piegare più nobile serve a commento interno della massa, lo sforbiciare ad angolo il contorno dei capelli di S. Giovanni per commentare meglio la struttura del volto è comune al S. Stefano di Giotto.

-Crocifisso di Acton, attribuito da Longhi a Vitale come ulteriore ricerca della Crocifissione von Thyssen.

-Madonna di Askew. Collegamenti con la Madonna dei Denti, nuovo realismo espressivo quasi che la plasticità toscana si converta in robustezza e decisione.

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