Riflessione sul Romanico in Puglia


 

Il romanico in Puglia

Riuscire a definire il Romanico Pugliese senza cadere nella facile banalità di identificarlo con l’edificazione delle grandi Cattedrali è impresa ardua. Altrettanto lo è riuscire a circoscriverlo entro una forchetta cronologica credibile e quanto meno appropriata. Di solito si fa coincidere l’inizio del romanico con la definitiva conquista della Puglia da parte dei Normanni ed il conseguente tramonto della dominazione bizantina (a. 1070).

Termine ambiguo, anche se esteso a confini nazionali ed internazionali, il romanico costituisce un complesso fenomeno artistico e culturale, profondamente legato ad aspetti politici e politico/religiosi con il ruolo sempre più consistente che ricoprirono vescovi e re nella realizzazione di complessi architettonici, spesso destinati a celebrare la riqualificazione liturgica di terre tradizionalmente legate ai modelli greci e bizantini come avveniva in Puglia.

Protagonisti, come si è detto vescovi e re, ma anche e soprattutto abati, espressione di quel fenomeno in forte espansione che era il monachesimo benedettino, il quale, tra XI e XII secolo, non solo ricopriva un ruolo sempre più preponderante nelle politiche ecclesiastiche, ma si faceva interprete e traduttore di tutte quelle esigenze di religiosità e devozione degli abitanti delle campagne. Campagne che da sempre in Puglia avevano rappresentato luogo di produzione, di lavoro, ma anche di vita quotidiana e che, in seguito alle vicende della conquista normanna erano diventate sempre meno sicure. La nascita dei borghi, ma anche la presenza nei territori rurali di fondazioni e monasteri benedettini, restituiva sicurezza e fede a quelle popolazioni che rappresentavano la maggioranza degli abitanti della Puglia.

E non sarebbe un caso che proprio un abate benedettino, Elia, nel 1087 si facesse interprete di una delle operazioni più rilevanti dell’architettura e dell’arte pugliese: l’edificazione della Basilica di S. Nicola. Progettata per accogliere le reliquie di S. Nicola, la Basilica fu costruita sull’area precedentemente occupata dal Palazzo del Catapano bizantino, un chiaro segno di cambiamento di rotta nelle politiche della città che sostituiva i segni del potere bizantino con un rinnovato complesso di fabbriche simbolo della religiosità, ma fortemente legato ai nuovi dominatori normanni.

La Basilica, nel suo ambizioso progetto, si presentava come un edificio realizzato su due livelli con le absidi nascoste da un muro di finizione. Questa non solo divenne un simbolo inequivocabile dell’architettura romanica, riprendendo influenze maturate in Europa ed in Italia settentrionale, ma si impose come modello per altre fabbriche realizzate nel XII secolo, come la stessa Cattedrale di Bari e la Cattedrale di Bitonto.

Impianto planimetrico, ridefinizione degli spazi, soluzioni decorative e strutturali preconizzate nella Basilica di S. Nicola, maturarono in quella grande stagione romanica pugliese che vide la realizzazione di grandi edifici, fulcri della vita cittadina.

Una stagione incorniciata dalle pagine di pietra delle Cattedrali, svelata nelle mensole scolpite, negli stipiti e archivolti dei portali, nelle sagome slanciate dei campanili. Questa corrente artistica invase le città pugliesi connotandole indelebilmente tra XII e XIII secolo così come avviene per la celebrata Cattedrale di Trani.

Eppure si è già rilevato come il termine romanico pugliese celi aspetti diversi, connotazioni spesso difficili da codificare in semplici categorie. Così la circolazione di modelli come quello nicolaiano non possono da soli spiegare espressioni maturate in precedenza, come quelle cassinesi e benedettine rinvenute nella chiesa abbaziale di S. Maria delle isole Tremiti, oppure i modelli della Cattedrale di Siponto che influenzeranno, tra XII e XIII secolo, in modo perentorio, tutta l’architettura romanica di Capitanata, dalla S. Maria Maggiore di Monte S. Angelo, alla Cattedrale di Troia, alla Cattedrale di Foggia.

Per non parlare dell’area salentina dove l’esperienza monastica benedettina e la riconversione alla liturgia latina in una regione fortemente condizionata dalle pratiche greche e bizantine rimane uno degli aspetti più intriganti dell’arte e della cultura in generale. Ne sono testimoni ed esempi le cattedrali di Otranto e di Taranto, ma anche le più piccole chiese come il S. Pietro di Otranto ed il monastero, ormai quasi scomparso di S. Nicola di Casole.

Anche perché il romanico pugliese non si può declinare soltanto attraverso le grandi Cattedrali, ma spesso trova magnifiche espressioni proprio in quell’architettura ‘minore’ poco celebrata, ma di grandissima vitalità. Alcuni degli esempi più efficaci sono il S. Felice di Balsignano, vicino Modugno, e la chiesa monastica benedettina di Ognissanti di Cuti, nel territorio di Valenzano, episodi emblematici, ma non unici, di quel fervido periodo.

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