Pittura e miniatura del XII secolo – Una lezione di Miklos Boskovits


Si tratta di appunti di una lezione di Miklos Boskovits tenuta presso la Scuola di Specializzazione di Storia dell’Arte di Firenze nell’Anno Accademico 1996-1997. E’ questo un modo per ricordare un grande maestro recentemente scomparso 

 E’ un secolo dove le incertezze sono moltissime nonostante i numerosi studi critici. Le opere datate sono pochissime sicchè quelle di riferimento sono pressocchè inesistenti.

Come si potrebbe abbozzare in un qualche modo certo lo sviluppo di questo secolo? Ci si trova in realtà dinanzi ad un periodo che appare pressocchè uniforme.

Il Crocifisso di Guglielmo di Sarzana non è più considerato come l’archetipo di una serie di crocifissi, questo grazie soprattutto alla meticolosa indagine di Garrison nella storia della miniatura medievale nell’Italia centrale, ma anche grazie alle sorprese venute fuori alla fine del secolo, tutta una serie di eventi pittorici precedenti al Crocifisso di Guglielmo.

Mentre è difficile trovare testimonianze pittoriche più facile è valutare le varie esperienze artistiche dei manoscritti fra XI e XII secolo soprattutto provenienti da Roma e Pisa.. Tuttavia rimane difficoltoso stabilire un parallelismo fra queste due correnti poichè i miniatori si spostavano da una città all’altra. Quello che è certo è che i toscani reagirono prontamente e felicemente alle novità provenienti da Roma.

Le novità consistettero in ispirazioni classiche di figure e forme, campi con colori limpidi, complessi grafici che tendevano a trasformarsi in ornamentali efflorescenze, figure semplici e reticenti ad esprimere qualsiasi emozione personale, le ritroviamo sui muri delle chiese o nei libri decorati a Roma nel 1100. Esempi sono S. Clemente a Roma (1090-110), S. Pietro in Tuscania (1093 ca.), la Bibbia di S. Cecilia e la Libreria vaticana (1097), l’Evangeliario romano di Cesena (1104)

 

op. di riferimento.

Miniatura della Biblioteca Appiana di Imola. Reca un’iscrizione con data 1104. Non è conosciuta l’origine di questo codice che per stile sarebbe da collegare all’area romana con quegli affreschi del vano inferiore di S. Clemente a Roma, chiesa consacrata da Papa Pasquale II nel 1098 dopo la precedente distruzione normanna.

Opera di grande raffinatezza formale. A prima vista può notarsi una certa sproporzione tra le figure, ma poi si notano i tratti raffinati delle forme allungate e del panneggio con le pieghe che cadono diritte dando a volte luogo ad eleganti ghirigori. L’opera è attribuibile alla scuola romana e non ha alcun riferimento allo stile bizantino. E quando compare un elemento bizantino nell’arte del XII secolo è sempre un momento facilmente individuabile, quindi non ci possono essere confusioni di questo genere.

 

Particolare di croce dipinta del Victoria and Albert Museum. Non se ne conosce la provenienza. E’ stata accostata all’area Umbra in realtà Boskowits la accosta a Roma-vedi le pieghe fitte del panneggio e le proporzioni delle figure-. Notazioni dei dettagli del corpo umano in termini bidimensionale e ornamentali che non sono assolutamente realistici. Il volto rigido e poco comunicativo, ma comunque raffinato e sottile. Citazioni di volume nelle lumeggiature intorno al naso e sotto gli occhi. Questo Crocifisso è datato fra la metà del XII e gli inizi del XIII secolo, anche se tale datazione non corrisponde a tutta una serie di caratteristiche comuni alla cultura figurativa romana tra XI e XII sec

Questo “Rinascimento” del XII sec. a Firenze, Pisa, Siena, Roma rivela il comune desiderio di imitare i modelli classici-paleocristiani. Il cambio di tale orientamento appare nel 1128 con gli affreschi di S. Nicola in Carcere a Roma.

 

Chiesa abbaziale (ex) in località Codrogianus a S. Trinità di Saccargia (Ss) in Sardegna. La chiesa fu dei Camaldolesi giunti in Sardegna dalla Toscana che riproposero i modelli esistenti sul loro territorio – soprattutto a Pisa-

Non è opera di artisti locali, ma gli affreschi sono opera di un maestro toscano. Questo si può stabilire con certezza perchè l’abbazia è cistercense ed i cistercensi usavano in questo periodo “importare” artisti dalla Toscana. Datata fra la seconda metà del XII e gli inizi del XIII secolo. C’è maggiore piattezza, ma anche asciuttezza nei discreti caratteri decorativi, anche se l’intera pittura ha carattere ornamentale e decorativo. Nonostante la rigidità dell’impianto, l’artista mostra estrema padronanza di mezzi come dimostra l’osservazione delle mani e dei panneggi. Constatata la vicinanza a Roma ci può interessare il fatto che la chiesa venne consacrata nel 1116.

Di questo periodo rimane ben poco anche in Toscana vedi la rovinatissima Madonna della Pieve dell’Impruneta.

 

Firenze, Croce di S. Maria a Rosano ora in restauro alla Fortezza da Basso. E’ la tavola più antica conservata, non è romana, ma mostra molte analogie con la pittura romana del 1100.

Il volto esprime grande intensità con occhi enormi ed è mobilitato con un tratto di maggiore eleganza, le ombre intorno al naso, agli occhi danno un evidente senso della della volumetria.

Particolari del tabellone con le Storie di Cristo – “Discesa al Limbo” e “Ingresso ad Emmaus”-. Le teste pressate una accanto all’altra e la figura di Cristo che fa tutt’uno con la roccia. Fittissime le pieghe delle vesti e delle linee di contorno.

“Ingresso ad Emmaus”, Gesù con un berretto frigio da viandante, l’immagine della città lontana eseguita per gusto ornamentale. L’artista sa raccontare e riesce a meditare sullo stile. L’opera è datata agli inizi del secolo. Si sa che il monastero di Rosano venne distrutto dai fiorentini per motivi politici -era un avamposto dei potenti feudatari Guidi- poi venne ricostruito e riconsacrato nel 1129. La Croce potrebbe essere stata dipinta in quegli anni. Verso la fine degli anni ’30 la badessa andò via dal monastero che perse la sua importanza. Il crocifisso insieme a quelli della chiesa di S. Frediano, del Museo Diocesano di Montalcino e della Pinacoteca di Siena proveniente da S. Giovanni d’Asse. Le figure sono caratterizzate da efflorescenze libere, animate da ritmi lineari, alcune indicazioni di modelli plastici sono assai vaghe.

Manoscritti della Laurenziana in stretta connessione con la Croce di Rosano per l’eleganza floreale della pittura, manoscritti che si ritrovano nel Salterio di S. Michele in Marturi a Poggibonsi e nella Bibbia Camaldolese di Corbolino del 1140, eseguita a Pistoia.

 

Croce di S. Frediano a Pisa Gli studiosi l’hanno sempre accostata alla croce di Rosano.

Dopo la pulitura -all’indomani della seconda guerra mondiale- ne è venuta fuori un’immagine diversissima. La linearità del corpo richiama la Croce del Victoria and Albert Museum e quindi è attribuibile ad un’artista che guarda a Roma. Nella Pentecoste della cimasa si nota che l’iscrizione (Iesus Nazarenus…) si ripete denunciando interventi in tempi diversi. Le figure degli apostoli sono poco plastiche, lineari. Nelle ultime due storie a destra si nota la presenza di due interventi che si sovrappongono. La pulitura poi tolse via il volto allungato frutto del restauro del XIII secolo. “Incredulità di San Tommaso” copre “L’ingresso ad Emmaus” – con il restauro si è perso il dipinto posteriore riferibile a Rosano di cui rimane l’architettura e le aureole degli apostoli nell’episodio dell’Incredulità.

 

Cristo, affresco di S. Nicola in Carcere al Foro Boario ora alla Pinacoteca Vaticana. La chiesa venne consacrata nel 1128. Pittura fortemente lineare dove non si cercano effetti plastici, però le linee non sono più uguali a se stesse, si ispessiscono dando effetti d’ombra e di maggiore plasticità.

 

Croce di Guglielmo a Sarzana. Si ritiene la più antica delle pitture su tavola, in realtà è una conseguenza di vari episodi precedenti alla datazione del 1138. E’ opera molto nota, di grande ricchezza è stata “aggiornata” tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo soprattutto nel volto e nel corpo dove si cerca di dare maggiore unitarietà alla forma.

Guglielmo accentua l’espressività con accenti molto delicati, figure allungate, il panneggio che si infittisce ulteriormente, c’è maggiore musicalità nelle forme. Nelle “Storie” l’episodio della “Crocifissione” con i due Angeli consolatori, l’azione è piuttosto lenta, ma drammaticamente aggiornata. Così come avviene avviene

nell’ “Andata al Calvario” con il Cristo che non porta la croce e con una certa regalità dialoga con le pie donne. Attenzione ai particolari come i polsi legati del Cristo unico indizio dello stato di prigionia.

 

-Manoscritto della Biblioteca Laurenziana che proviene da un monastero Cistercense firmato dall’amanuense Corbolinus e datato 1140. L’artista è qui interessato a motivi ornamentali e decorativi e definisce con linee molto decise le forme. Linee che determinano le ombre con la maggiore insistenza sulla volumetria del panneggio e della figura. L’uccellino in basso a sinistra ripropone brani di vita.

 

Lucca, Crocifisso dipinto del Museo Nazionale  proveniente dalla chiesa di S. Michele degli Avvocati (oggi distrutta).

Qui l’artista modella con lo stucco la figura per realizzare l’accentuato plasticismo. Diverse considerazioni lo datano a metà del XII secolo. Nella cimasa si unifica la sottigliezza grafica con la ricerca della terza dimensione. Attenzione verso il classicismo romano per la severità, data anche dal panneggio, del “Cristo in maestà”.

 

 

 

Firenze, S.Andrea a Rovezzano, “Madonna con il Bambino  (metà XII e seconda metà del XIII secolo). Stilisticamente è parente alla Miniature di Corbolino per i contorni di grande energia. La Madonna nonostante la frontalità e la rigidezza ha una grande forza di comunicazione. Lumeggiature intense e forma che si crea con vari passaggi di tonalità. L’accentuato linearismo, l’angolata stilizzazione rimandano al repertorio formale del Maestro Corbolinus ( miniature umbro-romane del XII secolo)

 

 

 

Croce n.432 agli Uffizi e datata a metà del XII secolo. Non se ne conosce la provenienza. Il volto espressivo del Cristo lo fa accostare alla corrente pisana, ma anche all’Armenia o alla Siria, alla miniatura salisburghese. Invenzioni come la linea del naso che fa tutt’uno con le sopracciglia. Nelle “Storie” – “La lavanda dei piedi”- l’azione è molto movimentata, gli sguardi sottolineano il movimento della scena. Le fisionomie dei personaggi hanno caratteri orientali e levantini. Nel “Tradimento di Gesù” il racconto è estremamente veloce, Giuda stringe Gesù nel bacio mentre Pietro taglia l’orecchio a Marco e viene fermato dal Cristo stesso. Tutto è reso con un dialogo di sguardi. La tecnica sembra accostarsi alla miniatura araba e “musulmana” – si pensi a Palermo nella cappella Palatina nel soffitto e nelle navatelle dove ci sono figure eseguite da artisti musulmani-. L’artista qui preso in considerazione sembra avere contatti con quest’area. Siamo intorno alla metà del XII secolo.

 

Pisa, Croce n.15 al Museo Nazionale. Ricorda cose di inizio secolo anche se il dipinto è di esecuzione più tarda come rivelano gli orli delle vesti delle Storie minori. Qui appaiono architetture che arricchiscono la narrativa delle Storie. Le architetture non hanno realtà spaziale, ma hanno solo effetto decorativo. Il modo di riunire le figure secondo compostezza e regolarità ed il panneggio ha la stessa importanza delle figure. La Croce viene dalla chiesa di Sansepolcro realizzata nel 1150-60.

 

La Bibbia di Calci, 1169. Fu realizzata per i Cistercensi di S. Vito a Pisa dai magistri Vivianus e Adalberto da Volterra, poi venne portata in un isola Borbona ed infine nell’Abbazia di Calci. E’ di una modernità che fa l’occhio al ‘200 -movimenti a scatto, chiaroscuro fortemente contrastato, lumeggiature che rendono espressivi i personaggi-. Il brano iniziale con teste mostruose che sputano un motivo ad intreccio, decorazione tardo romanica. Siamo negli anni in cui inizia l’ulteriore fase della miniatura che tende ad un maggiore espressività. Manofestazione di influenze bizantine espressione del ciclo dei mosaici palermitani, connessa con gli approcci toscani della metà del secolo. Lo stesso rigore geometrico nella definizione delle forme, la stessa austerità nell’articolazione ritmica che appare molto attenuata nelle ultime miniature di diversa mano.

 

-Manoscritto Collectio Tanulum del Cardinale Laborante (1182). Sono raffigurati amanuensi e animali. L’artista ha difficoltà nella resa dello spazio a causa della particolarità della narrazione.

 

Croce n.20, Pisa, Museo Nazionale fine XII secolo. Opera pisana di grande raffinatezza. Qui sul supporto ligneo non solo c’è preparazione in gesso, ma viene stesa anche una pergamena, qui l’artefice lavora come raffinato miniatore.

Riferimento ai mosaici siciliani e bizantini, nei particolari del Cristo e delle Storie con figure molto allungate. L’artista modella e cerca di dare una mobilità alla figura. Non troviamo più il Cristo vivo, ma morto. Nelle “Storie” l’architettura non ha consistenza plastica, ma intervengono ripetute ed eleganti strutture a cupola.

 

Pagina di Sacramentario eseguito nel 1198 subito prima o dopo l’incoronazione di Innocenzo II. Non c’è elemento bizantino, ma tradizione romana di grande raffinatezza e approccio lirico nella gestualità delle figure.

 

 

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...