Storia dell’arte medievale – lezione prima


 

Un punto di domanda.

 E’ forse il modo migliore per introdurre una lezione di storia dell’arte medievale. Questo perchè per ognuno dei termini presenti nella definizione di tale materia il punto interrogativo è quasi d’obbligo.

 

Dove comincia la storia?

Di quale arte si parla?

Si può parlare di Medioevo?

 

Medioevo: “vien da chiedersi se il termine Medioevo oggi abbia ancora un senso” (Roberto S. Lopez 1951); “There never was a Middle Ages”, (Geoffrey Barraclough 1955); “Tout medieviste sai ajourd’hui que le Moyen Age n’a jamais existè, et ancore moins l’esprit medieval” (Bernard Gueneè 1980); “Il Medioevo è sempre altrove” (Franco Cardini 1988). E’ questo un elenco di definizioni storiche sul Medioevo che alcuni anni fa Daniela Romagnoli raccolse in un contributo per le giornate di studio di Parma intitolate Le vie del Medioevo. Benchè sia quasi scontato dire che il Medio Evo – l’età di mezzo tra la Classicità ed il Rinascimento – sia un concetto utilizzato per comodo nel tentativo di periodizzare lo scorrere della storia e delle storie, vale la pena sottolineare come questo tentativo probabilmente si sia rivelato un fallimento, soprattutto per il Medio Evo. Un fallimento storiografico determinato da due grandi motivi: la scarsa letteratura medievale che ne ha accompagnato le vicende durante questi secoli da un lato, l’eccessiva letteratura post-medievale che invece ha esaltato questo periodo. Sono questi i due poli che hanno finito per sommergere un periodo che di per sé non può essere messo facilmente sott’olio se non in una grande botte anche questa incapace di contenere così tante storie.

C’è da domandarsi: se nessun uomo del Medioevo sapeva di essere un uomo medievale cosa pensava di essere? Durante i secoli dell’età classica un abitante dell’Europa sapeva di assistere alla grande affermazione di Roma, prima ancora di Atene, ancor prima era stato testimone delle imprese di Alessandro Magno; così come dal ‘400 in poi un uomo si sentiva parte di quella Rinascita dei Comuni, della politica, della Religione e quindi anche dell’Arte, a prescindere se comprendesse già il termine di Rinascimento, anche se di certo intendeva quello di Umanesimo. Ma un uomo Medievale cosa pensava di sé?

La comoda risposta data per anni dagli storici è stata quella di una società ormai nelle mani dei Barbari, da quelli ‘responsabili’ della caduta dell’Impero di Roma a quelli che a più riprese dalle regioni dell’Europa orientale finirono per occupare i territori dell’Impero. Società di Barbari e quindi società barbarica e di qui il passo verso il concetto di imbarbarimento è davvero troppo breve per poterlo evitare. Quindi medioevo-barbarico, imbarbarimento medievale, divengono i due termini di una equazione che finisce per sommergere un tempo pari a circa otto secoli, coprendoli di giudizi spesso limitati, quasi sempre contestabili, il più delle volte costruiti su documenti non sufficientemente cercati e su leggende facilmente digeribili.

Tuttavia oggi il compendio di notizie tratte da fonti faticosamente raccolte, manoscritti altrettanto faticosamente editi in un buon numero di edizioni critiche e quindi di conoscenze sempre più puntuali non permettono più di generalizzare anzi rischiano di frantumare in innumerevoli particelle questo concetto storiografico a seconda dei secoli, in relazione ai territori, alle società, all’economia e dunque anche all’arte. I medievisti non sono più una strana razza a metà tra gli studiosi di storia ed i grandi esploratori della storia, ma hanno conseguito una statura tale da essere essi stessi parte integrante di ciò che indagano rischiando a volte di perdersi nel facile criticismo di ciò che è stato scritto negli anni passati, ma assai più spesso guidati dal buonsenso della ricerca scientifico e, non dimentichiamolo, da quel buon senso che la stessa storia finisce per insegnare.

 

Storia: Anche qui le domande sono le protagoniste assolute, una fra tutte: quando è cominciato il Medioevo?

Con il Sacco di Roma del 410?

Con la Deposizione di Romolo Augustolo ad opera di Odoacre nel 476?

Con la Translatio Imperii da Roma a Costantinopoli?

Con l’Editto di Costantino del 313?

 

Se dovessimo rispondere considerando gli eventi storici e politici potremmo facilmente dire che il Medioevo non è mai cominciato, piuttosto è stata la situazione politica ed economica di Roma che è pian piano scivolata verso una sorta di implosione graduale cedendo lo scettro di molte zone del suo impero a quei popoli che precedentemente aveva sottomesso. Anche se credo che a questo punto vadano lette almeno due cose: un libro ed un’idea.

Il libro è quello di Ward-Perkins, un archeologo, che nel 2008 ha scritto “La caduta di Roma e la fine della civiltà” ed ha il grande merito di individuare due processi che alla fine convergono: quello di una decadenza (L’impero alla fine della decadenza) non soltanto morale, ma soprattutto politica di Roma e dall’altro il processo di riabilitazione delle popolazioni di area barbarica e germanica che non senza saccheggi, prove di forza, guerre si impossessano del territorio, della politica, delle leggi e, come avremo modo di vedere, anche delle arti. Qualcuno a tal proposito ha anche detto che nessun cittadino romano poteva mai immaginare di vivere in un mondo che non fosse governato da Roma e che il libro di Ward-Perkins mette in guardia, ancora oggi dal credere in nessun altro mondo possibile. Ecco l’altro mondo possibile sarebbe forse il modo più corretto per poter parlare di cosa fu il Medioevo.

 

E quell’altro mondo possibile era già nato da un’idea quella che l’imperatore Costantino suggellò con l’Editto del 313. A tutti è noto il vecchio andante che recita “furono lo parole di Gesù a far crollare la potenza dell’impero di Roma”. Beh non direi così… Quella codificazione di idee, leggi e lezioni filosofiche e morali nacque in un periferia neanche così lontana dell’Impero in una dimensione neanche poi così severamente divise così come si è spesso detto. La predicazione di quell’uomo detto Gesù non costituiva una voce dirompente entro le rigide regole ebraiche di Israele, ma costituivano una tendenza maturata in uno di quei rivoli religiosi e ‘monastici’ che correvano all’interno delle religioni di quei luoghi e che trovava negli Esseni una comunità organizzata e forse autorevole. In questo senso le grandi scoperte archeologiche relative a Qum’ran e le altrettanto importanti traduzioni e interpretazioni dei Rotoli ritrovati in quella località forniscono più che significative testimonianze (adesso sono anche on-line). Ma non è soltanto questo a destare innegabili e importanti riflessioni, quanto la valutazione su ciò che accade nel seno della nobiltà imperiale romana e quindi quanto realizza Costantino e prima di lui sua madre Elena. Molti aspetti di queste vicende rimangono ancora poco chiare, da una parte ci sono i Rotoli di Qum’ran, dall’altra i Vangeli con gli Apocrifi e ancora ci sono le ragioni di un imperatore che ormai politicamente consapevole (?) del destino di Roma dichiara la liberalizzazione nell’impero della religione cristiana. Liberalizzazione e non elevazione a religione di stato, quella avverrà molto più tardi nel 381 sotto l’imperatore Teodosio, lo stesso anno in cui partì per la Terrasanta la pellegrina Egeria, la seconda pellegrina che ci lascia un diario di viaggio secondo soltanto al Pellegrino di Bordeaux.

Vien da chiedersi quale fu davvero l’apporto di Costantino e quello di sua madre Elena all’affermazione del Cristianesimo, attraverso quali canali tale credo avesse preso piede nella alta società romana e quali furono le reali condizioni politiche che resero questo passaggio così importante non soltanto dal punto di vista religioso, ma anche storico? Le risposte migliori, forse, sono contenute proprio nelle espressioni artistiche piuttosto che in quelle documentarie…

 

Arte: se ci fosse un ‘luogo’ nel quale cercare l’inizio ed il simbolo di tutta l’arte medievale sarebbe sicuramente l’Icona. Ne abbiamo tantissime ed intorno a queste ci sono racconti, indagini critiche, tradizioni, insomma c’è tutto ciò che serve per farne un paradigma dell’arte medievale. Si va dalle icone dipinte dal ‘dentista’ Luca, a quelle ‘impresse’ per fatto divino su fazzoletti e su teli, ci sono quelle portate in salvo dai famigerati monaci basiliani durante il periodo Iconoclasta, a quelle che popolano le nostre chiese e diventano oggetti di culto e pellegrinaggio. Ma soprattutto diventano simboli. Icona=specchio, nel quale si riflette l’immagine divina, risponde non soltanto alle critiche della dottrina Iconoclasta, ma svela l’importanza per il Medioevo di ‘figurare’ l’immagine della nuova religione. E questo significava proporre una strada alternativa all’arte dei ‘segni’ e delle figure geometrizzanti che invece rivendicavano la propria forza e la propria autonomia e appartenevano esplicitamente all’affermazione romano-barbarica. Quindi Roma e Costantinopoli da una parte e le popolazioni barbariche: il vecchio andante impero e periferia questa volta giocato ad armi quasi pari. Eh sì perchè così come aveva intuito Costantino l’arma vincente era proprio quella della religione e il centro dell’impero, benchè svilito ed impoverito, se la giocava alla grande. Il grande ‘testo’ dell’arte cristiana medievale erano indubbiamente i Vangeli, ma la dottrina era sin troppo articolata e complessa per essere percepita da tutte le popolazioni, meglio la cultura aniconica dei popoli di periferia, dei barbari seducente e semplice.

La grande riflessione su questi aspetti è legata ad un’opera che è giunta sino a noi, l’abside di Santa Pudenziana a Roma. Lì in una dimensione terribile e al tempo stesso raffinata, si fronteggiavano i due aspetti della politica e della religione: la chiesa della dottrina e la chiesa della religione, così come i due grandi eroi di tali disquisizioni all’origine erano stati S. Paolo (la dottrina) e S. Pietro (la vicinanza alle genti). Questa è un’opera che sa di letteratura ed al tempo stesso di filosofia segna il passo verso un progetto ben più vasto che inevitabilmente sarà a favore della chiesa delle genti così come poi attesteranno i grandi cicli affrescati di S. Pietro (perduti) e S. Paolo fuori le Mura.

 

Ma se questo sarebbe l’incipit dell’arte medievale quale il suo stadio finale, quale il passo che porterà alle età successive? Normalmente si risponde con l’adagio che l’arte del medioevo termina quando si affaccia la ‘prospettiva’ che introdurrà all’Umanesimo così come le Vite del Vasari al Rinascimento. Arte, letteratura e religione, ancora una volta a dimostrare come nel Medioevo questi presupposti non ci fossero o fossero volutamente trascurati. Eppure, ancora una volta, non è così! Sarebbe troppo facile a questo punto citare Dante, la Divina Commedia, e quindi Giotto a completare un processo intellettuale ed artistico che giunge al suo massimo splendore. Poiché mai nulla è scontato per il Medioevo e quindi scontati non possono essere neanche gli storici dell’arte medievale pongo l’attenzione su quanto fosse accaduto appena un po’ prima. E parlo di Francesco della sua dottrina che rischiò di essere eretica e che eretici e quindi distrutti furono tutti i testi che raccoglievano le testimonianze dirette della vita del Santo. E di come la politica papale fu quella di consacrare come una ‘Vita’ attendibile del Santo quella ‘ecumenica’ redatta da Bonaventura di Bagnoregio e di come questa fu alla base dell’opera dello stesso Giotto.

Francesco non soltanto aveva rotto quella tradizione ecclesiastica scoprendo tutti i lati infelici dei prelati, ‘spogliandoli’ non soltanto dei loro vestiti, ma anche della loro credibilità, ma aveva nella sua vita portato sino alle estreme conseguenze il concetto di ‘chiesa delle genti’ visualizzato in S. Pudenziana ( e chissà che proprio in quella chiesa non ci avesse fatto una riflessione). La semplicità, che spesso chi la vuole denigrare la definisce rozzezza o addirittura ‘imbarbarimento’. Ed eccoci tornati alla vecchia questione che per la verità nel XIII secolo non può più essere intesa come differenza tra una cultura ufficiale e ‘alta’ ed un’altra periferica  e per questo meno colta. Forse non lo era mai stata, ma adesso per quest’ultima parlavano le grandissime cattedrali gotiche, le grandi sculture-architetture, insomma quelli che potevano essere considerati gli apici della grande arte del XII e XIII secolo. Se ‘credette Cimabue nella pintura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido’, diceva Dante, non si mascherava quando affermava ‘sì che la fama di colui è scura’.

Ecco il vero senso delle parole, una società che tende ad oscurare: oscurare i grandi esperimenti di Cimabue, oscurare la vera predicazione di Francesco, oscurare gli apici di natura ‘gotica’ di Giovanni Pisano riconducendo tutto ai volumi cospicui di un corpo nello spazio, così come aveva fatto Arnolfo in scultura, Giotto in pittura, Bonaventura nella ‘Vita’ di Francesco, abbandonando, per sempre, quell’impeto che travalicava i corpi, che sfidava le leggi dell’architettura, che rivendicava il grande spirito delle periferie chiamato non a caso spregiativamente ‘gotico’. L’arte medievale dunque chiude le proprie domande sforzandosi di non rispondere ed è così che pone le basi all’Umanesimo, d’altra parte era questa una soluzione ‘più equilibrata’.

Annunci

2 pensieri su “Storia dell’arte medievale – lezione prima

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...