Capire l’arte


 

Come si fa a conoscere o a riconoscere un’opera d’arte?

Come si riconosce una pittura come si giudica una scultura…insomma come si fa il mestiere del ‘conoscitore’.

Sarebbe una storia lunga ricca di esempi illustri da Morelli a Zeri passando ovviamente per Roberto Longhi….una storia fatta di immagini, di particolari, di metri di giudizio, spesso geniali, a volte furbescamente lucrativi. Una storia che è madre di tante altre storie che vanno dalle lucide truffe fatte dagli italiani ai ricchi stranieri (vedere parecchie cose operate dal Gabinetto di Viesseux di Firenze ai ‘danni’ di inglesi e americani) sino alle truffe che gli italiani hanno fatto a se stessi (vedere cose scrive Montanari a proposito del ‘falso’ crocifisso di Michelangelo). E’ una storia che attraversa secoli e metodologie, che qualifica professionisti, antiquarii e spesso squalifica quelli che di ‘arte’ capiscono ben poco.

Quello che, tuttavia colpisce è quanto poco il pubblico comune, i turisti riescano a comprendere dinanzi ad un quadro, ad un affresco, ad una scultura. Tutto molto spesso si limita a tracciare la storia di quell’opera, a spiegarne i significati, a renderne più o meno chiara la collocazione cronologica e stilistica. Chi ne sa di più cita esempi illustri di opere al centro di dispute attribuzionistiche, come per il Maestro di Isacco ad Assisi attribuito a Giotto ad Arnolfo di Cambio o a qualche pittore romano.

L’altro giorno parlando ai miei studenti ho cercato di far loro vedere una pittura medievale, un affresco, insistendo sul fatto che diventava compito loro distinguerla da una pittura precedente o successiva. Ma come si fa?

Partiamo da una premessa: gli storici dell’arte, i conoscitori, non sono delle categorie fuori dal comune che con una semplice occhiata datano o riconoscono un pittore un periodo, una corrente stilistica. Anzi quando incontrate una tal persona diffidate.

Poi mettete insieme i pezzi, ciò che quel quadro raffigura, la sua iconografia, magari anche la sua storia…, poi guardate alcuni particolari, quelli relativi al disegno e quelli relativi alla stesura dei colori…e quindi saprete che tutto ciò non è sufficiente per conoscere e capire quell’opera.

E’ inutile che ve lo dica io, lo sapete già, si vede dalle vostre facce. E allora?

Allora potrei citarvi tutti i miei appunti della scuola di specializzazione di Firenze, i dattiloscritti di Mina Gregori sui conoscitori d’arte, l’elenco delle opere sulle quali fare il riconoscimento per superare quell’esame, ma a parte il fatto che non li ho più con me, finirei soltanto per farvi venire il mal di testa. Dunque adottate questo metodo: andate in un museo, magari uno famoso come gli Uffizi o come il Louvre, e mentre tutti gli altri turisti attendono ad ammirare opere di Piero della Francesca, di Michelangelo o la Gioconda di Leonardo voi….voi cominciate a ghignare e cominciate a criticarle. Il ‘Tondo Doni’ non rispetta le proporzioni dei corpi rispetto al suo impianto, gli zigomi della Monna Lisa sembrano essere meno convincenti dell’ovale del volto e poi…quella bocca e quel sorriso così tanto celebrati ma cosa può farlo così famoso. L’accenno di un sorriso o il ripensamento del pittore? E via così i Duchi di Montefeltro di Piero della Francesca tanto brutti da diventare opere ammirate….

Intorno a voi non rimarrà nessuno e se qualcuno ancora vi ascolta preparatevi ad un attacco, anche fisico, ma continuate continuate a criticare, soprattutto ad osservare, lasciatevi portare da ciò che vedete e poi pian piano da quello che non vedete più, da quello che un’opera vi comunica. E pensate al vostro uomo o alla vostra donna, quando l’avete conosciuto magari era descritto come il più carino della scuola, quando vi ha invitato ad uscire sembrava una cosa unica perchè magari ‘pensavate’ negata alle altre, poi siete stati insieme l’avete conosciuto si è mostrato in mutande e con quei ragionamenti così inesatti e poco convincenti, ma voi ci avete passato del tempo ad osservarlo, a cercare di capirlo e criticarlo e alla fine forse ci avete rinunciato….ma non per questo gli avrete voluto meno bene. Ecco è proprio questo che serve per capire un’opera d’arte: lasciarsi colpire, avere la sensazione che ci abbia scelti per comunicarci qualcosa, che si sia mostrata con i suoi stessi difetti, ma che alla fine ci abbia lanciato quell’unico, irripetibile messaggio e coè che aveva bisogno anche lei di affetto e forse di amore……..

A quel punto vi renderete conto che l’orario di visita del museo è finito e che avrete visto una sola opera e uscirete contenti perchè da subito il vostro amore non lo avrete tradito…neanche con lo sguardo

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