La Pittura dei Templari – parte prima


Diciamolo subito: la pittura dei Templari non esiste! O meglio ancora oggi non si è in grado di definire con scientifica certezza la pittura dell’Ordine del Tempio.

 

Questo breve contributo si articola in un triplice ragionamento relativo a:

–        affreschi presenti negli insediamenti Templari;

–        lessico e iconografia degli affreschi dei templari;

–        riflessioni stilistiche sulla pittura templare.

 

Affreschi presenti negli insediamenti Templari

 

Uno dei più recenti, e per certi versi, risicate monografie sulla Pittura dei Templari si deve a Raffaele Curzi che nel 2002 pubblicava con questo titolo un libro per la Silvana editoriale che raccoglieva i risultati delle sue ricerche maturate in seno ad un dottorato di ricerca seguito da Alessandro Cadei. Curzi analizza in modo approfondito tre importanti insediamenti: la cappella di Cressac sur Charente, la cappella di Montsaunès, infine S. Bevignate a Perugia, già oggetto di alcune relazioni dovute a P. Scarpellini. La scelta di Curzi è inevitabile dal momento che questi tre insediamenti sono, tra quelli appartenenti all’ordine del Tempio, quelli che mantengono i più vasti cicli pittorici e che per questo, come afferma Curzi, ‘diventano il riferimento inevitabile per il gruppo assai più numeroso di edifici con partiture decorative frammentarie o meno specificamente connotate’ diffuse poi in tutta Europa, ed anche in altri paesi. Le possibili datazioni dei cicli di Cressac sarebbe intorno all’ottavo decennio del XII secolo, come affermato da Deschamps ma più recentemente rivisto dalla Gaborit che tuttavia non modifica significativamente la datazione alla seconda metà del XII secolo. Allo stesso periodo sarebbero da datare gli affreschi di Montsaunès anche se poi in questo sito esistono testimonianze più tarde ascrivibili al XIV secolo. Alla seconda metà del XIII secolo, invece, sarebbero datati gli affreschi perugini di S. Bevignate. Sono tutte date offerte da riferimenti storici indiretti legati al periodo di edificazione degli edifici e dalle attestazioni della presenza dell’ordine in tali fondazioni. ‘Intorno a questi tre complessi monumentali  è possibile aggregare una costellazione piuttosto consistente di edifici che conservano tracce o memoria di decorazioni ascrivibili alla fase templare’ (Curzi). Effettivamente l’elenco sarebbe lungo di chiese, cappelle prevalentemente ubicate in Francia – cappella di Courval del XIII secolo, la cappella di Villemoison del XII secolo, quella di Auzon o Ozon dello stesso periodo, la cappella di Ruou, di Paulhac, di Montbellet, la sala dei cavalieri di Metz, la cappella castrale di Gardeny -, nell’area iberica – parrocchiale di Alaiza al confine tra Navarra e Paesi Baschi – sino agli insediamenti italiani da quelli dell’area settentrionale – S. Maria del Tempio ad Oderzo (Treviso) -, al centro – S. Jacopo al Tempio a S. Gimignano -, al sud – Cripta del Crocifisso di Ugento -.

L’elenco è effettivamente molto lungo e spesso si tratta di cicli frammentari o addirittura di lacerti di affreschi con datazioni problematiche perché ci si trova dinanzi a esecuzioni non omogenee realizzate in tempi diversi e con rifacimenti consistenti avvenuti in secoli anche diversi. Abbiamo già sottolineato come la maggior parte di questi insediamenti sia ubicata in Francia anche se non mancano testimonianze nella penisola iberica (Spagna e Portogallo) e Italia. Questo è frutto di molte ragioni tra le quali vale la pena di evidenziare quella relativa al passaggio di molti dei beni dei Templari agli Ospitalieri, subito dopo la soppressione dell’Ordine agli inizi del Trecento, ma anche ad un altro motivo legato al fatto che restringere il campo al solo ordine Templare non è un criterio da applicare rigidamente, soprattutto se l’oggetto della ricerca riguarda testimonianze così fragili come possono essere gli affreschi. In effetti se così fosse non si avrebbero comparazioni significative con quanto rimasto, o in molti casi ritrovato, nei territori Crociati, luogo privilegiato a rigor di logica per cercare testimonianze monumentali ed artistiche degli ordini cavallereschi. Come nel caso degli Affreschi crociati al Crac des Chevaliers e del castello di Marqab, studiati da J. Folda alcuni anni fa e che lo stesso studioso metteva in relazione con i cicli presenti a Betlemme, Abu Gosh, nonché in alcuni territori della Siria e del Libano. Il Crac come si sa appartenne all’Ordine dell’Ospedale sin dal 1142 e nel 1170 divenne quartier generale di quest’ordine. Durante questo periodo, tra il 1170 ed il 1202, venne realizzata la cappella che conserva i lacerti di affreschi rinvenuti e poi nel 1271 l’intero castello cadde nelle mani dei Mamelucchi. Anche per il castello di Marqab si può fare un discorso simile dal momento che la cappella della quale rimangono i frammenti è datata tra il 1186-87, quando l’intero insediamento passò agli Ospitalieri i quali ne mantennero il possesso sino al 1285 quando venne conquistato dai soliti Mamelucchi. Tali attestazioni come vedremo diventano importanti sotto il profilo stilistico ed iconografico e naturalmente allargano il campo anche a parecchi altri insediamenti degli ordini cavallereschi presenti in Europa, in Italia ed anche in Puglia. Lo stesso Curzi nel suo libro apre questo campo citando alcuni esempi, sempre perlopiù francesi, di insediamenti ospitalieri come la cappella di Plaincourault, la cappella di Lugaut, ma anche le fondazioni italiane di S. Giovanni Prè a Genova e San Pietro alla Magione a Siena. Se dovessimo indagare in Puglia tali fondazioni includeremmo di certo le fondazioni Ospitaliere come la sagrestia di S. Maria di Sovereto a Terlizzi, ma soprattutto la cappella castrale di Torre Alemanna a Cerignola, quest’ultima appartenuta addirittura ai Cavalieri Teutonici.

E’ chiaro che a questo punto la riflessione, banale, ma necessaria è la seguente: la presenza di testimonianze pittoriche in cappelle, cappelle castrali, parrocchiali, appartenenti a questo o a quest’altro ordine può essere considerata come elemento imprescindibile per l’identificazione di una corrente artistica legata all’Ordine del Tempio o anche agli ordini monastico/cavallereschi?

La risposta deve essere ragionevole: ossia se tale considerazione e osservazione rimane isolata e univoca il rischio è quello di realizzare un corpus di insediamenti che annoverano pitture e affreschi e questo non aiuterebbe la nostra indagine di certo. Inoltre rischierebbe di limitare sensibilmente il campo in un altro senso: chi dice che esempi di pittura Templare debbano per forza trovarsi sui muri di cappelle monastiche o castrali o addirittura chiese appartenute all’ordine? E poi quando parliamo di pittura Templare di cosa parliamo, di cavalieri templari che erano abili ad affrescare o di un ordine in grado di essere ricco committente di opere sulle quali impone lo sviluppo di temi e segni sensibilmente connotativi?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...