Un problema di Facciata


E’ notizia recente (26 luglio 2011) quella del sondaggio lanciato dall’audace sindaco di Firenze Matteo Renzi sulla possibilità o meglio sull’opportunità di realizzare il completamento della facciata di S. Lorenzo a Firenze. L’idea prende spunto da alcune considerazioni:

–          Esiste nel progetto michelangiolesco l’idea di completare la facciata di S. Lorenzo attraverso la copertura in marmo bianco, colonne e statue;

–          Idea che è stata ‘virtualmente’ proposta nel 2007 proiettando sulla ‘nuda’ facciata attuale l’idea e il modello michelangiolesco

–          A Firenze esistono già esempi di facciate completate successivamente, quella di S. Croce, realizzata tra il 1853 ed il 1863 da Niccolò Matas, quella  di S. Maria del Fiore, realizzata tra il 1876 ed il 1887 da Emilio de Fabris alla morte del quale subentrò Luigi del Moro.

 

Il sondaggio, che per la verità sa di ‘provocatorio’, ha già prodotto molte considerazioni da parte di studiosi e specialisti i quali sono del parere di essere dinanzi ad una proposta ‘fuori tempo’ senza  alcun riscontro in quelle che sono attualmente le direttive inerenti la salvaguardia e la tutela dei monumenti. In altre parole, se fino all’800 interventi di tal genere rientravano all’interno di ‘ideali’ rievocativi ed estetici ripercorrendo esperienze ‘gotiche’ o, come in questi casi, ‘rinascimentali’, oggi tali interventi avrebbero il sapore del posticcio dal dubbio gusto.

C’è da sottolineare come questa proposta camuffata da sondaggio e apertura alle riflessioni critiche sia in realtà una furba operazione di marketing culturale, meno dannosa rispetto alle più recenti ‘invenzioni’ relative al Cristo di Michelangelo, alle ossa di Caravaggio o a quelle della Gioconda, ma non meno contraddittoria. Infatti proporre di ‘finire’ ciò che Michelangelo non potè terminare è richiamare alla mente ed alla critica specializzata il ‘facile’ rimando al ‘non finito’ michelangiolesco, a quell’idea di non voler, in realtà il più delle volte non poter, portare a termine la sua opera. E così rinverdire i fasti della Firenze Rinascimentale, attirando ulteriori torme di turisti, insomma far parlare di arte fiorentina ancora nella speranza di incrementare un ‘turismo culturale’ che poi è sempre il fine ultimo di amministratori delle cose pubbliche.

Pur sottolineando come per noi ogni idea di ‘turismo culturale’ vada riconsiderata alla luce di quanto accade normalmente nelle città e nei luoghi d’arte, quanto di risibile e pericoloso abbia prodotto in campo scientifico e divulgativo tale chimera negli ultimi decenni e quanto di ‘poco culturale’ sia l’immagine della stragrande maggioranza dei turisti, con buona pace di tutte le guide del Touring, vogliamo qui porre in risalto un episodio accaduto in Puglia.

Il luogo è un paesino nel Salento, a vocazione turistica e balneare, Castro. Turistico sì, ma non per questo povero di testimonianze storiche. Pare che fosse l’antica Castrum Minervae citata da Virgilio nell’Eneide e che in tempi recenti pare abbia rivelato il suo illustre passato grazie ad importanti rinvenimenti archeologici (dei quali varrebbe parlarne in altra sede).

Fatto sta che la cittadina conserva anche un passato importante bizantino e poi medievale attestato dall’importante Cattedrale, munita di cotanta cripta cosiddetta, ma più verosimilmente chiesetta affrescata di origine bizantina. Opera datata da più studiosi al X-XI secolo e sulla quale venne poi realizzato nel XII secolo l’attuale edificio del quale rimangono poche leggibili tracce nell’impianto planimetrico e in alcuni tratti murari sopravvissuti alle ricostruzioni e ristrutturazioni seicentesche e settecentesche. Queste ultime hanno di certo alterato l’aspetto della Cattedrale romanica, probabilmente esemplata sul modello  otrantino poco distante, restituendo un palinsesto di fabbriche di difficile lettura, ma ugualmente suggestive. Bene, un paio di anni fa, probabilmente in seguito a qualche evento giudicato fortemente lesivo per l’intero edificio (come la caduta di un fulmine sul campanile) si decise di realizzare un intervento di restauro per l’intera Cattedrale.

Lavori che hanno portato a ‘scoperte’ sensazionali. Intanto nel fronte absidale, sono state riportati alla luce i profili absidali più antichi, inglobati in età moderna in robusti bastioni che ne precludevano la vista. Peccato che la distruzione dei bastioni di età moderna, abbia rivelato anche la precarietà dello stato delle murature più antiche che sono state così rinforzate da una muratura attuale in ‘pietra leccese’ non si sa se per denunciarne l’intervento o soltanto per un gusto estetico e di valorizzazione di un prodotto locale (la pietra leccese, appunto). Va comunque detto che la muratura originaria (per quel che ancora ne sopravvive) non era in carparo, ma di una particolare calcarenite di chiara provenienza marina, come sono appunto le rocce e le pietre di Castro.

Altra sensazionale scoperta è stata quella relativa alla facciata. Qui nulla era nascosto dalle murature che, seppur realizzate in età moderna, offrivano un fronte di accesso alla chiesa dignitoso e comunque in linea con le fasi moderne dell’edificio. Nulla era stato occultato, come era accaduto per le absidi. Tuttavia la sapiente mano dei restauratori, partendo dall’osservazione di alcune arcatelle pensili presenti sul lato settentrionale dell’edificio, ha realizzato una facciata a capanna con tanto di arcatelle pensili utilizzato una sorta di layer di intonaco rozzo, vicino per certi versi al coccio pesto, ma naturalmente cromaticamente vicino alla ‘pietra leccese’, tanto per non venir meno alle aspettative.

Perche? E’ una domanda legittima perché fare una simile operazione? In nome di un turismo culturale? Per rivalutare la ‘pietra leccese’? Per anticipare ciò che solo si ipotizza a Firenze?

A Castro la facciata della Cattedrale  non è opera di Michelangelo, né tantomeno esiste un progetto o un modello di riferimento….eppure  tutto ciò è stato fatto

Ma un sondaggio no, almeno tutto sarebbe stato più divertente…..

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