Giovanni da Taranto, il pittore che prese mazzate


Si può essere così sfigati?

Esiste un pittore ai primi del Trecento è pugliese, tarantino e di lui si ha soltanto una notizia: nel 1304 che recita così: Ioanni de Tarento pictori quod eo veniente pridem ad ecclesiam beati Nicolai de Baro ad osequendo et princendo in illa, et cum esset in casali s. Erasmi fuit disrobatus et percussus, provisio iustitiae.

Avete capito ha preso un sacco di botte ed è stato pure derubato.

Ora il fatto in sé è clamoroso, da questa denuncia si apprende pure che era un pittore e che stava affrescando qualcosa a Bari e che forse tornava, ma tornava dove non si sa, forse a Taranto forse  a Napoli, anche perché quel casale di S. Erasmo poteva essere Santeramo in provincia di Bari oppure vicino Nola e quindi sulla strada di Napoli.

Qualche tempo fa P. Leone de Castris a proposito della pittura pugliese del ‘200 e del ‘300 a Napoli e nel Meridione  parlava di ‘una vera e propria circolazione pugliese entro il contesto del dominio angioino che, tra fine Duecento e primo Trecento, si concentra e si concreta nel polo geografico e politico del principato di Taranto. E’ da qui che – partendo da una cultura di Oriente latino non dissimile da quella dell’icona di Pulsano o degli affreschi della cripta del Crocifisso di Ugento – quel misterioso pittore della Madonna  già di Palazzo Venezia (ora a Bari) e del S. Domenico di Capodimonte, che il Bologna ha giustamente identificato con Giovanni da Taranto, raggiunge Napoli per coniugare il portato orientale con esiti narrativi e cromatici di marca iberica e con scoperte spaziali di provenienza centro-italiana’.

Leggendo questo passaggio non ho potuto fare a meno di ridere, scusate ma si può?

A parte che ci mancava inserire gli affreschi di Giotto e poi la considerazione abbracciava tutto il Medioevo storico e geografico e poi….questo ha solo preso mazzate…mentre veniva da Bari dove stava dipingendo qualcosa.

Naturalmente a Bari ci si è affrettati a riconoscergli qualcosa a S. Nicola e poiché in quella basilica ci sono soltanto alcuni affreschi mutili nell’abside minore, identificata come cappella di S. Martino, ecco là rispuntare il nome di Giovanni da Taranto.

A volte la storiografia artistica, il riconoscimento stilistico, sembra perdere ogni cautela eppure si tratta di persone come F. Bologna, Pierluigi Leone de Castris e ce ne sono altri che più o meno contestando questo o quella affermazione costruiscono un itinerario…quello di Giovanni fuori dal contesto della strada verso S. Erasmo dove pure prese mazzate.

Così c’è stato qualcuno che ha visto la mano di Giovanni anche negli affreschi della cripta della Cattedrale di Bari e la tentazione di estendersi anche più in là è stata forte. La coincidenza a Brindisi nella chiesa di S. Maria del Casale di un pittore che si firmò Rinaldo da Taranto ha fatto anche di più…Giovanni e Rinaldo…da Taranto tutti e due, parenti no, sarebbe troppo, ma conoscenti può darsi allora su con delle nuove proposte tanto in quella chiesa di affreschi ce ne sono a buttare.

La morale di questa breve favola è che Giovanni prese mazzate, tante, e fu pure derubato, ma quello che gli è successo dopo è forse stato peggio, gli hanno mozzato le mani, quelle di pittore e le hanno fatte riapparire un po’ qua e un po’ là a seconda di come poteva far comodo per parlare di circolazioni di artisti, di una corrente tarantina e di un principato angioino, insomma un po’ storia ed un po’ mistero degni di certi programmi televisivi.

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