scrissi d’arte. Giovanni Pisano


Non si parla mai abbastanza di quello che ritengo un grande della scultura italiana: Giovanni Pisano.

Come tutti i figli d’arte risente di tutto quel peso derivante dalla importante e assai produttiva operosità del padre Nicola, da quella fortunata bottega che lo vide operare, dalla personalità di quell’altro grande artista che fu Arnolfo di Cambio.

Un tale covo di pirati dell’arte penso non si sia mai avuto, almeno nella scultura, sarà per questo che tutti i manuali di storia dell’arte, ma anche parecchi degli studi scientifici, tendono a presentarli come i tre moschettieri della cultura fra XII e XIII secolo. Salvo poi soffermarsi su quelle che sono le probabili origini di Nicola Pisano o Nicola de Apulia e su quell’altro grande evento che fu Arnolfo di Cambio e le influenze sulla pittura di Giotto.

Ma Giovanni? Studiato, certo anche ben trattato, soprattutto legato a quell’aspetto di ‘Gotico’ che il grande Geza de Francovich gli appioppò nel lontano 1942.

Per questo Giovanni è uno simpatico, perché vive ai margini, poi…si dice di lui si disperde quell’impeto che vira verso il gotico…

Ma Giovanni è onestamente di più!!!!!

Tre opere valgono la sua storia di scultore e , badate, non mi riferisco ai pulpiti…

S. Pietro di Gallico

Crocifisso in avorio

Crocifisso Museo dell'Opera di Siena

Il S. Pietro di Gallico, recentemente riesumato criticamente, da Roberto Bartalini in una monografia dal titolo ‘Scultura gotica in Toscana. Maestri, monumenti, cantieri del Due e Trecento’ ed edito nel 2005; poi ci sono due crocifissi: quello che rimane di un Crocifisso in avorio del 1270 in una collezione privata, ed il Crocifisso del 1285 conservato nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena.

Queste tre opere soltanto segnano a mio parere una cammino tempestoso degno di un genio, ancora più affascinante perché parzialmente riconosciuto.

Un cammino che parte da quanto andava facendo Cimabue ad Assisi, un punto di svolta della pittura seguendo la lezione di Coppo di Marcovaldo, un punto inespresso perché poi arrivò Giotto e cambiò tutto. La stessa cosa avviene per Giovanni Pisano, arriva Arnolfo Di Cambio, arriva Giotto e tutto cambia. Ma se ciò non fosse stato dove sarebbe andata a confluire quella grande lezione?

Probabilmente a Niccolò dell’Arca interprete del maturo quattrocento di linee ‘gotiche’ soprattutto nella lavorazione scultorea del legno.

Sì certo una relazione credibile anche se ritengo che l’arte di Giovanni sarebbe andata oltre, segnando un punto di non ritorno come soltanto le Avanguardie sanno fare.

Ma le avanguardie rimangono tali e forse per fortuna non fanno scuola……

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