scrissi d’arte: il castello da 1 cent.


Poco tempo fa, circa un anno fa, mi fu proposto di parlare di Castel del Monte ad alcuni studenti di un liceo.

Ora parlare di questo monumento per uno come me era un bel problema, dal momento che mi sarei dovuto misurare con una intera messe di studi scientifici, una altrettanto copioso bibliografia pseudoscientifica, nonché con un sapere televisivo e popolare sempre al centro di attenzioni spesso deviate e ‘misteri’ sempre cercati.

Volendo scansare tutto questo ma non sottraendomi al fascino pubblicitario dell’impegno organizzai un breve studio dal l’innegabile suggestione ‘Castel del Monte, un castello da 1 centesimo’.

Il riferimento all’immagine per alcuni assai importante del castello che campeggia sul Centesimo (uno) di euro e per molti pretestuosa se non addirittura offensiva era un gancio inaspettato alla prima notizia dalla quale volevo partire.

Nel 1876 lo stato italiano acquistò il castello dalla famiglia Carafa. Il castello era ridotto ad un rudere ed il prezzo di 25.000 (atto d’acquisto) fu stimato ‘non già come prezzo (perché niuno fabbricato ne vale), ma come semplice attestato di riconoscenza’. Tra l’altro il castello era messo così male che già tre anni dopo l’ing. Francesco Sarlo intervenne per consolidare il maniero attraverso la tecnica del cuci-scuci delle cortine murarie. Sarlo condusse anche una serie di saggi all’esterno del castello da cui trasse la convinzione dell’esistenza di tre cortine murarie ottagonali intorno al castello (ipotesi ziqqurat), nonché i resti di alcune fabbriche davanti al portone di ingresso di ‘epoca recentissima’. E qui già mi veniva in mente la voce di Giacobbo ‘il mistero del castello si infittisce’. Tant’è che nel 1892 Bernich, signore di tutto rispetto, facendo tutt’altro (il restauro delle coperture del castello) non volle essere da meno ed ipotizzò un muro pentagonale esterno che dava così al maniero l’acre aspetto di un turrita supposta.

Tuttavia a parte questi simpatici siparietti di fine ottocento fu nel secolo scorso che il castello dovette cedere alle ‘morbose’ attenzioni dei restauratori. Nel 1928 l’ architetto Quagliati provvide allo sterro delle cortine esterne del castello che secondo lui risultavano interrate di ca 2 metri portando alla luce murature che descrisse come ‘pietrame informe e malta terrosa’ realizzate in addossamento alle torri ed alla fondazione della scala esterna di accesso al Castello. Quindi rifece la scala esterna e le cortine della zoccolatura delle torri utilizzando una piccola cava abbandonata ubicata nelle immediate vicinanze del castello dalla quale secondo lui erano state cavate le pietre originali del castello. Cosa si perse con queste demolizioni e ricostruzioni??? Tante informazioni su quello che probabilmente doveva essere il contesto sul quale sorgeva il maniero che, dobbiamo ricordarlo, non si è chiamato così se non dal 1400, prima era noto come castrum legato all’abbazia benedettina di S. Maria de Monte. Di quest’ultima, non si hanno più tracce, anche perché nessuno le cerca….

Ma torniamo a noi. Nel 1933 morto Quagliati i lavori ripresero sulla stessa linea dal Chierici che si preoccupò di alleggerire i caratteri ‘cromatici’ dei conci rispetto agli originali ponendoli in opera in ‘controcava’ in maniera da presentare verso l’esterno la superficie glabra e naturalmente ossidata risultante dal letto di malta. E quindi ulteriore degrado perché queste facce offrivano minore consistenza agli agenti atmosferici. 

L’idea di liberarsi di quei conci così brutti da vedere, ma che probabilmente non sarebbero mai caduti e soprattutto non sarebbero mai dovuti essere sostituiti, continuò allegramente anche in seguito durante i restauri tra il 1962 ed il 1965 e poi, per completare un’opera che si riteneva ancora poco ‘pulita’ nel 1972 con G. B De Tommasi. E così arriviamo all’idea attuale del Castello tutto bello terso nei tramonti pugliesi, tutto un lifting e ben consolidato da iniezioni e stilature di cemento.

Ma ciò non bastava, perché vabbene il castello ma tutt’attorno cosa c’era? Bene una fila di pini marittimi nel numero di 10, pino più pino meno, oggi incornicia la sagoma stizzita del maniero, una mezzaluna ben visibile da ogni parte….anche perché e lo diceva un vecchio manuale di navigazione il ‘Compasso de navigare’ che sin dal XIII sec. la sagoma del castello aiuta i marinai a seguire la rotta. Sì ma la differenza sta non nei pini ma nella macchia e vegetazione mediterranea delle murge in quelle zone.

Insomma del pasticciaccio brutto di Castel del Monte se ne parla soltanto in alcuni casi e quel centesimo di euro ne è forse una involontaria testimonianza

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2 pensieri su “scrissi d’arte: il castello da 1 cent.

  1. Sono ssеі oгe che navigo e il tuo post è l’unica cosa attraente che ho trovato.
    Proprio interessante. Se tutte le persone che creano contеnuti bаdаsssero a offrire materiale
    affascinante come questo il web sarebЬe indubbiamente molto più utile.
    Continua così.

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