un patrimonio che sta scomparendo – l’Armenia


 

Dal 301  il cristianesimo diviene la religione ufficiale dell’Armenia, anche se il paese rimase sempre autonomo, fervente cristiano, ma indipendente rispetto alle dottrine provenienti da Costantinopoli. Le chiese armene costituiscono un patrimonio ingente che attesta fasi costruttive a partire dal V-VI secolo sino al XIV secolo. Da sempre alcune espressioni del V secolo armene sono state messe in relazione con quanto accadeva nella vicina Siria ma molti sono i punti di contatto anche con le espressioni architettoniche presenti in Asia Minore , ed anche con alcune regioni della Cilicia e della Mesopotamia. La chiesa di Ereruk presenta soluzioni inconfondibili che richiamano la Siria ed una data vicina al 500: la chiesa si presenta con una facciata affiancata da due torri, vani ai lati dell’abside, portali timpanati lungo i fianchi e modanature classiche che incorniciano le finestre. Le navate sono coperte da volte a botte e la muratura presenta già caratteri peculiari con grossi conci disposti in modo assai regolare che si rifanno alla tradizione provinciale romana.
Nel VII secolo a questo tipo di tradizione costruttiva ne succede un’altra che si esprime soprattutto nella pianta delle chiese che da uno sviluppo longitudinale passano ad una contrazione a pianta centrale. Un richiamo a quanto avveniva in Siria nella piante tetracore delle basiliche di Bosra, Resafa, Apamea, ma che trova altrettanti punti di contatto con la soluzione del martyrium  romano che sembra ispirare la pianta martiriale di Zvart’nots realizzato dal patriarca armeno Narsete III. Gli ultimi decenni del VII secolo costituiscono il periodo di maggior prestigio dell’architettura armena sia per il numero di edifici realizzati che per le soluzioni tecniche ed ornamentali adottate.. Chiese a pianta centrale con molte soluzioni innovative come ad es. a Tekor dove compare un’alta cupola su altrettanto alti bracci del transetto che vanno a sovrastare le coperture delle navate e navatelle del precedente edificio ad aula. Le chiese di Ptghavank’, T’alish, Mren furono pensate con navate coperte a botte, senza navate laterali e fiancheggiate da tre nicchie coperte anch’esse a botte trasversale con la navata centrale coperta da una cupola su pennacchi, mentre a T’alinn la pianta rimane longitudinale con una cupola mediana ma con l’aggiunta di tre absidi per ognuno dei bracci del transetto. Rimangono a pianta centrale o a croce greca le chiese di Vagarsapat (Santa Gajané)e  Bagaran. Modello che viene ritenuto emblematico dell’archit. Armena la chiesa di Santa Hrip’simé a Vagarsapat dove un nucleo centrale ottagono è sormontato da una cupola: da questo nucleo si irradiano quattro bracci trasversali conclusi da absidi, mentre sulle diagonali quattro nicchie d’angolo cilindriche nette e slanciate dietro le quali si sistemano quattro sagrestie quadrate che vanno a riempire gli spazi tra i bracci  (Krautheimer) .
 

L’architettura armena non può considerarsi solo come una derivazione locale della scuola bizantina tuttavia l’affermazione di Strygowsky secondo cui l’Armenia è da considerarsi come uno dei principali centri creativi di concetti architettonici appare esagerata. I più antichi monumenti cristiani in Armenia si datano tra il V ed il VI secolo e si tratta di basiliche con volta a botte sostenuta da due file di pilastri paralleli in muratura. Gli archi mantengono una forma consueta a ferro di cavallo mentre il rilievo ornamentale sembra essere ispirato ai caratteri classici di ascendenza siriana. Confronti possono essere istituiti con le basiliche della Mesopotamia settentrionale e con la Binbir Kilise dell’altopiano anatolico. Le più strette analogie fra Armenia e Siria si trovano nella Cattedrale di Ereruk che pare fosse coperta da strutture lignee. Inoltre aveva il muro absidale rettilineo, colonnati laterali aperti e facciata fiancheggiata da due torri rettangolari.
 

X secolo: Cattedrale di Ani venne realizzata a partire dal 989 per volere del principe Smbat II e a dire di Stefano di Taron l’inizio dei lavori fu affidato al geniale architetto Trdat (che lavorò anche per la ricostruzione della cupola della S. Sofia di Costantinopoli . L’apparato ornamentale con arcatelle poggiate su colonnine binate addossate alle pareti d’ambito e trova ampi riscontri  nel Kat’oghike del monastero di Marmashen edificato tra la fine del X e i primi dell’XI secolo a croce contratta e cupola ottagonale. Qui il tema delle arcatelle si risolve agli angoli con le colonne a fascio come a Sanahin ed è un motivo che rimarrà sino al XIII secolo nel S. Gregorio voluto da Tigran Honents ad Ani. Dunque la Cattedrale di Ani presenta, almeno sul fronte decorativo due interventi attribuibili a due momenti diversi. Uno in dipendenza dalle influenze di Sanahin e Marmashen dell’XI secolo ed un un altro successivo databile alla committenza di Tigran Honents nel XIII secolo. In realtà la decorazione del fianco occidentale della Cattedrale di Ani presenta più di un contatto con la cultura bizantina del X-XI secolo e relazioni sono state sottolineate con la decorazione della Fener Isa fatta realizzare a Costantinopoli da Costantino Lips a partire dal 908. E’ probabile una bottega specializzata che sotto la guida dell’architetto Trdat abbia poi fatto scuola importando nella stessa armenia caratteri decorativi maturati a Costantinopoli e riscontrabili ad Ani non solo nella cattedrale ma anche nel S. Gregorio di Gagik .
Ora tutto questo rischia di scomparire!!!!!!

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